L’intento è di rappresentare ciò che si fa a Ferrara sul tema della sicurezza. Sul fronte della Polizia Locale. Rimondi, bolognese doc, mette subito a proprio agio la platea della Sala Ulivi dove non ci sono, o almeno non vediamo, amministratori, se non alcuni consiglieri comunali: Bertoldi capogruppo Lega e Andrea Mazzi, Modena in Ascolto. Gli organizzatori specificano: 'Il sindaco era invitato, ma non lo vediamo'. Il protagonista è Rimondi. I suoi toni sono schietti, le parole dirette, come quelle si usano nei dialoghi tra amici, come quelle che, dichiaratamente, ormai può permettersi chi ha decenni di esperienza sul campo ma, soprattutto, è prossimo alla pensione. Rimondi non usa slide, prende semmai spunto da quelle con domande e temi proposti dal Comitato rappresentato sul palco da Mattia Meschieri e Liliana Ferrari, ma parla soprattutto raccontando aneddoti, tra le migliaia di quelli che contornano una lunga esperienza sul campo.
'La sicurezza è un diritto come la salute, e come tale ha un costo'
Rimondi ha aperto il suo intervento ricordando che la sicurezza 'è un diritto dei cittadini, al pari della sanità, e l’insicurezza crea danni sociali ed economici’.
L’invito rivolto alle amministrazioni è stato quello di non attendere il peggioramento degli indicatori prima di intervenire. “Gli interventi, anche in termini di risorse arrivano quando la situazione peggiora e scende sotto una certa soglia. Non bisogna arrivare a quel punto. Non aspettate di scendere sotto la media nelle statistiche, perché quando i dati peggiorano gli interventi arrivano troppo tardi'. E qui arriva l’esempio più concreto che ha messo la città in cronaca regionale e nazionale: il grattacielo di Ferrara. 'Appartamenti che valevano 270mila euro sono arrivati a valerne 9mila. Perché il degrado ha mangiato tutto. Quando un quartiere si deteriora, si deteriora anche il valore delle case.
L'ascolto della città
Il comandante ha insistito sulla centralità dell’ascolto della città, definendolo un lavoro lungo ma decisivo. 'C’è differenza tra sentire e ascoltare. L’ascolto magari sembra ti faccia perdere ore, magari ad ascoltare il pensionato che ti racconta tutto di s, dei suoi problemi ma ti racconta anche con puntualità quelli del quartiere. Quando un gruppo di agenti agisce ascoltando e camminando nelle zone, parlando con le persone, diventa riferimento, ottiene la loro fiducia. Pensate che adesso ci sono persone che ci dicono di volere metterci a disposizione le proprie abitazioni in punti strategici per osservare situazioni critiche di spaccio e di degrado che loro vedono tutti i giorni. E’ tanta roba e non si costruisce da un giorno all'altro. Se conosco ora, luoghi e modalità con le quali si verificano situazioni sospette o spaccio, io posso andare a colpo sicuro con un presidio concentrato in quei momenti anziché su diverse ore, cosa che spesso non è sostenibile, ho un risultato straordinario.
Per rafforzarne il ruolo, ha collegato direttamente gli agenti in servizio per l’anagrafe, ai reparti operativi. 'Per questi costituiscono un riferimento come fonte di informazioni. Gli agenti dell’anagrafe conoscono nomi, cognomi, famiglie, chi vive e chi lavora in una zona. Li ho messi in rete con gli agenti di quartiere. Sono diventati punti di riferimento. Oggi i reparti operativi prendono informazioni da loro e si muovono con loro'.
Sullo schermo, un QR code permette al pubblico di inviare domande in tempo reale, con il proprio smartphone. E di domande ne arrivano.
La centrale operativa trasformata in un triage: 'Non tutte le chiamate hanno lo stesso peso'
'La centrale operativa della Polizia Locale funzionava come il banco del pollo all’Ipercoop: chi arrivava prima veniva servito. Io l’ho trasformata in un triage del pronto soccorso. Codici di priorità. Prima togli i balordi e gli spacciatori da sotto le case, poi pensi alle auto in sosta che danno fastidio a chi ci abita. Lo spaccio non lo elimini anche perché le leggi di contrasto sono quello che sono, ma puoi complicare la vita agli spacciatori. Sempre di più. E puoi spingerli lontano dalle zone residenziali. Purtroppo lo spacciatore che arresti oggi, i cittadini se lo ritrovano il giorno dopo, e non c’è cosa che li fa più arrabbiare. Abbiamo iniziato a colpire i clienti. Ma sul fronte del codice della strada. Sanzionando chi arriva in auto da fuori città per acquistare droga, applicando il decreto 309. Se uno viene da 30 chilometri per comprare una dose e gli ritiri la patente, la prossima volta ci pensa. E se i clienti spariscono, lo spaccio si sposta. E se si sposta, lo puoi allontanare ancora, fino in aree dove quantomeno non ha un effetto diretto sulle persone, e da zone dove se le situazioni non cambiano le persone se ne vanno e il valore delle case crolla'.
Spaccio: 'Se avviene alla luce del sole, significa che nessuno controlla'
Rimondi ha ricordato il suo primo sopralluogo in una delle aree più problematiche di Ferrara: 'Vedevo scambio diretto di una dose per 20 euro in pieno giorno, vuol dire che nessuno li ha mai controllati'. Con l’intensificazione dei controlli, ha spiegato, i pusher hanno iniziato a triangolare le consegne e a dotarsi di vedette con telefoni sempre attivi. 'È il segnale che li stai disturbando. Devi continuare'.
Questo vale anche per il contrasto alla prostituzione di strada. E qui un altro aneddoto. 'C’era una zona residenziale dove il problema aveva assunto livelli alti di tensione sociale. Persone che gettavano secchi d’acqua dalla finestra per allontanarle e donne che per ripicca lasciavano anche dentro le buchette della posta i preservativi usati. Ho concentrato agenti in motocicletta, a poca distanza da ogni donna. Con la disposizione di non dire nulla. I clienti non si fermavano più per intere serate. Abbiamo agito sulla domanda e in quella zona non ci sono più'.
Il nucleo cinofilo antidegrado: 'La droga la trovi anche in carcere'
Rimondi racconta anche la creazione di nucleo cinofilo antidegrado esteso anche al carcere, nei momenti più delicati: arrivo dei pacchi dei familiari e colloqui. 'Di recente abbiamo trovato droga cucita dentro il cappotto di una ragazza che andava a trovare il fratello detenuto. L’abbiamo intercettata alla stazione, prima che arrivasse in carcere. Nel telefono c’erano i messaggi del fratello: gli spiegava come cucire la droga nella fodera per nasconderla, come coprire l’odore, come aggirare i controlli dei cani'.
Certezza della pena: il principio della sospensione condizionale e il riferimento al Codice Rocco
Rimondi premette di esporre un punto che gli costerà attacchi. Del resto citando il Codice Rocco il rischio c’è tutto.
'Non è nostalgia del passato, ma è per riprendere per me il concetto della sospensione condizionale della pena. Era un beneficio che veniva concesso una sola volta. Oggi, di fatto, è diventata una sospensione ripetuta per troppe volte. Siamo nell’ambito delle opinioni, ma per me deve vigere il principio che se sbagli per la prima volta puoi avere una sospensione ma alla seconda paghi anche per quella prima. Sul fronte dell’immigrazione, chi delinque, anche con diritto di asilo o con permesso di soggiorno regolare, qui non ci può più stare. Punto. La delinquenza è il problema agli occhi dei cittadini. Applicare davvero questa regola libererebbe in 45 giorni buona parte delle carceri e delle nostre città'.
Da qui un altro esempio. 'Un uomo arrestato ieri con sette chili di droga, al termine di indagini durate tantissimo. Aveva già precedenti, portato in carcere e scarcerato il mattino successivo in applicazione della normativa vigente. Abbiamo letto il dispositivo del giudice. Applicava la legge. E chiaro che un giro di vite alla normativa sarebbe opportuno. A proposito di carceri, sono stati spesi enormi quantità di soldi del PNRR per progetti discutibili. Nulla per costruire nuove carceri'.
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Baby gang e seconde generazioni: 'Si sentono figli di nessuno'
Sul tema delle baby gang, Rimondi ha parlato di un problema sociale che si intreccia anche con quello abitativo abitativo:'“Non concentrate le fragilità. Le banlieue francesi, ma per quanto riguarda la mia esperienza anche zone di Bologna dove si concentrano grandi percentuali di famiglie straniere, insegnano che è l’errore più grande'.
Le seconde generazioni di stranieri rappresentano una situazione complessa. 'I ragazzi di oggi o sono nati qui o sono arrivati qui piccolissimi. Fuori parlano italiano, spesso a casa parlano un altra lingue. Quando vanno dai nonni non li riconoscono. Si sentono figli di nessuno e non hanno riferimenti'.
Il rapporto istituzionale: 'Sindaco e comandante devono fidarsi. È un matrimonio'
Rimondi apre una parentesi sul rapporto tra sindaco e comandante della Polizia Locale. 'Lo dico sempre: scegliere una persona direttamente non è sbagliato. I concorsi contano, i meriti contano. Ma su un tema come la sicurezza, un sindaco deve potersi fidare ed è giusto che scelga, chiaramente non sulla base della politica ma sulla fiducia che è personale e non è di destra o di sinistra. Questo è anche un bene perché il sindaco sceglie e si assume nel bene nel male la responsabilità della sua scelta'.
Qui, altra metafora: 'Il rapporto tra sindaco e comandante funziona e da risultato quando funziona come un matrimonio. E nei matrimoni, si litiga, si fanno scintille, ci si scontra, si ha il coraggio di dire che una idea è sbagliata e magari ammettere di essersi sbagliati. Ma alla fine si condivide un progetto comune'. Racconta di amministratori che non si facevano sentire per giorni e che si disinteressavano del problema e altri con cui aveva un rapporto quasi simbiotico: 'Messaggi a ogni ora della notte. Ho dovuto dimostrare a mia moglie di non avere una amante. Le dinamiche di lavoro e i messaggi ad orari insoliti c’erano tutti per poterlo pensare'.
Sul finale un messaggio ai cittadini: 'Se siete qua questa sera significa molto. Continuate così non mollate'.
Gianni Galeotti


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