È un intervento articolato critico e di merito e che a tratti sfiora la satira, quello al
piano per la riorganizzazione sia dell'emergenza urgenza sia della sanità territoriale in montagna presentato dall'Ausl, quello dello Snami Emilia Romagna.Una narrazione, quella che ha accompagnato la presentazione e l'approvazione del Piano nella Conferenza Territoriale Socio Sanitaria di martedì scorso, che secondo il sindacato dei medici, rischia di semplificare pericolosamente problemi complessi, facendo passare l’idea che basti “mettere strumenti”, “mettere protocolli” e affidarsi a una generica teleconnessione per trasformare attività specialistiche in prestazioni ordinarie da medicina generale e, soprattutto, per gestire l’emergenza territoriale senza medico.Nel mirino dello SNAMI c’è quello che viene definito, con ironia amara, il “kit del professionista tuttofare” versione Appennino: un tablet, qualche protocollo, un collegamento internet forse stabile e, perché no, anche un dermatoscopio. Elementi che, nella rappresentazione critica del sindacato, sembrerebbero sufficienti a convertire funzioni specialistiche e la gestione di emergenze complesse in un semplice problema di Wi-Fi. Una visione che SNAMI respinge con forza, ricordando che la clinica non è un aggiornamento software e che la formazione non è un accessorio “plug and play”.Proprio per sottolineare la distanza tra la complessità reale della sanità territoriale e quella che
viene percepita come una semplificazione istituzionale, SNAMI Emilia-Romagna annuncia simbolicamente un “regalo di Natale” al direttore generale dell’Ausl, Mattia Altini: un trattato di dermatoscopia e un trattato di medicina d’emergenza, il Balzanelli. Un gesto provocatorio che, spiega il sindacato, nasce dalla speranza di contribuire a ridurre quello che dall’esterno appare come un 'tipico effetto Dunning-Kruger, ovvero l’eccessiva sicurezza che deriva da una conoscenza parziale e che porta a proporre soluzioni semplicistiche a problemi estremamente complessa'..
Non si può sostituire una specializzazione con un dispositivo
Il nodo centrale, per SNAMI, è chiaro: non si può sostituire una specializzazione con un dispositivo. Pensare di delegare attività mediche e medico-specialistiche sul territorio, senza percorsi di formazione strutturati e senza un impianto organizzativo coerente, limitandosi a distribuire strumenti e protocolli, viene definito assurdo. La telemedicina, sottolinea il sindacato, può essere un supporto utile, ma non può diventare una scorciatoia per rimpiazzare competenze specialistiche e assetti clinici adeguati, soprattutto in contesti fragili come quelli montani.Ancora più duro il passaggio dedicato alla governance del sistema di emergenza-urgenza e della medicina generale. Secondo SNAMI, governare il 118 e la medicina territoriale significa conoscerli nel merito, e in questo senso vengono giudicate 'francamente allucinanti' le dichiarazioni attribuite al direttore generale, secondo cui non sarebbe rilevante sapere chi opera su un mezzo di soccorso avanzato.
Un’affermazione che il sindacato definisce antiscientifica e gravissima, perché rivelerebbe lacune incompatibili con la gestione di un sistema ad alto rischio clinico, dove scelte organizzative sbagliate si traducono inevitabilmente in esiti peggiori e in un aumento del rischio per cittadini e operatori.Dietro la satira, dunque, resta un atto di accusa frontale: per SNAMI il nuovo piano per la montagna non può ridursi a una sanità “armiamoci e partite”, fatta di strumenti e slogan, ma deve partire da personale reale, formazione adeguata e competenze solide. Tutto il resto, avverte il sindacato, 'è una pericolosa illusione'.