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Traffico d'organi: business dell'orrore che vale 1,5 miliardi

Traffico d'organi: business dell'orrore che vale 1,5 miliardi

Guadagni fino a?100mila dollari per i chirurghi, fino a?10mila per i broker?e?tra i 3mila e i 15mila per i donatori. Venerdì alle 12 incontro a Modena


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Il traffico di organi sarà il tema che sarà affrontato in un incontro promosso dal Laboratorio CRID su Discriminazioni e Vulnerabilità di Unimore all’interno del ciclo di dialoghi dedicato a I diritti violati, traffico di esseri umani, sfruttamento dei minori e violenze sulle donne. Il fenomeno del traffico d’organi pare diventare sempre più dilagante. Si parla di un giro d’affari di 1,5 miliardi di dollari, con guadagni fino a 100mila dollari per i chirurghi, fino a 10mila per i broker e tra i 3mila e i 15mila per i donatori, fermo restando che nei casi più drammatici si verificano veri e propri atti di predazione.

La merce umana presente in alcuni distretti più poveri al mondo della quale si nutriva questo fenomeno, ora pare alimentarsi nelle pieghe degli esseri umani in fuga dall’Africa. Persone sradicate che si accalcano nei campi profughi o nei barconi della speranza, disposte in certi casi a vendere anche una parte di sé pur di sopravvivere. La rete del traffico d’organi fa profitto sulla disperazione di queste persone senza tutele e non si ferma nemmeno di fronte ai bambini.

L’incontro, aperto a tutti, si terrà venerdì alle 12 nel Complesso San Geminiano a Modena e vedrà ospite del Laboratorio CRID la professoressa Patrizia Borsellino dell’Università di Milano Bicocca coautrice, assieme a Franca Porciani, di “Vite a perdere.

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I nuovi scenari del traffico di organi”, edizione Franco Angeli, Milano 2018.

“L’Iran da qualche anno ha autorizzato, e organizzato, la vendita di Stato dei reni; l'America si sta allontanando dalla legislazione restrittiva varata nel 1984 per aprirsi gradualmente al mercato; la Cina, nonostante i richiami internazionali, persevera nell'impiego degli organi dei condannati a morte – afferma la professoressa Patrizia Borsellino dell’Università di Milano Bicocca -. Su tutt'altra linea si pone l'Europa che rispetta normative rigide sui trapianti, ammessi soltanto come gesto solidaristico, e proprio adesso si sta dotando di ulteriori strumenti legislativi. In armonia con tale scelta, l'Italia nel 2016 ha modificato il codice penale inserendo il reato di traffico d'organi. Su questa strada, forse, si può ancora arginare un fenomeno mostruoso quanto dilagante, con un giro d'affari, ormai, di un miliardo e mezzo di dollari”.

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