In sette minuti di intervento all'appuntamento organizzato alla sala Pucci dal gruppo di cittadini appartenenti anche al controllo di vicinato, Francesco Campobasso, segretario nazionale Sappe (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria), traccia un quadro allarmante e desolante non solo del sistema carcerario ma in particolare della condizione del carcere di Modena. Nonostante siano passati solo cinque anni dai tragici fatti che l'8 marzo 2020 quando si registrò la rivolta all'interno del carcere con 9 detenuti morti. Sommossa che provocò anche milioni di euro di danni e che portò al temporaneo svuotamento e chiusura del carcere stesso. A cinque anni di distanza da quei fatti, la presenza soprattutto di detenuti stranieri ha riportato a livelli emergenziali il sovraffollamento della struttura carceraria. Oggi le condizioni sarebbero addirittura peggiori che in passato. Il riferimento di Campobasso anche al fatto che decine di agenti sono sotto processo proprio per quei fatti. Un processo che Campobasso, assumendosene dichiaratamente le responsabilità, definisce 'farsa'. 'Un gruppo di detenuti decise di distruggere un carcere e di autodistruggersi e ora chi è sotto processo sono gli agenti di polizia. Con la beffa di dovere anche pagare, da contribuenti i due milioni di euro di danni provocati al carcere'.
Condizioni, quelle del sistema carcerario e con particolare riferimento a Modena, che hanno generato una vera e propria fuga dalla professione: 'Un tempo ai bandi da mille posti si presentavano in 12.000. Oggi le domande sono sempre inferiori ai posti messi a disposizioni e quelli che ci sono se ne vogliono andare. Di fronte a chi ci chiede quali soluzioni e quali richieste porre alla politica, rispondiamo con questa situazione. Ciò che chiediamo è di essere posti nelle condizioni di potere svolgere il nostro lavoro e garantire alla collettività, ai detenuti e all'intero sistema ciò a cui siamo destinati'.
Gi.Ga.



