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La frana di Boccassuolo minaccia anche il torrente Dragone

La frana di Boccassuolo minaccia anche il torrente Dragone

I 3,5 milioni di metri cubi non si fermano. Mezzi al lavoro in continuazione per evitare che l'alveo rialzato crei una diga nel torrente. Popolazione allo stremo


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Lunga circa tre chilometri e mezzo, la frana di Boccassuolo è ormai arrivata fino al torrente Dragone, dove le ruspe lavorano in continuazione per evitare che l’enorme massa di terra e detriti crei una diga naturale. Il fronte franoso, largo 500 metri, ha già inghiottito quattro strade comunali, isolando oltre 50 cittadini. Per loro, raggiungere il primo servizio essenziale – come la scuola – significa affrontare un’ora e venti di strada, su un percorso alternativo stretto, tortuoso e accessibile solo a chi ha buona esperienza di guida.
Il cuore dell’emergenza territoriale è il torrente Dragone, il cui corso è stato invaso dalla frana in movimento. I milioni di metri cubi di terra depositati nell’alveo stanno innalzando pericolosamente il livello del fondo, rallentando il deflusso e creando un effetto diga che potrebbe trasformarsi in una bomba idraulica in caso di ulteriori piogge o cedimenti.

La frana, che si muove a una media di mezzo metro all’ora, ha già spostato oltre 3,5 milioni di metri cubi di materiale su una superficie di 500mila metri quadrati. I danni sono ingenti: tre abitazioni distrutte, tre ponticelli crollati, evacuazioni forzate per circa 20 persone e decine di famiglie parzialmente isolate.
Sotto osservazione anche uno dei grandi piloni dell'alta tensione terna che alimentano buona parte dell'Appennino ovest e collegati direttamente alla toscana e che si trova nei pressi del tratto in movimento.
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Sul posto, la Protezione civile regionale, i geologi dell’Università di Modena e Reggio Emilia e diverse imprese incaricate continuano a operare senza sosta ora soprattutto a livello del fiume Dragone ma non solo. L’obiettivo è garantire lo scolo delle acque e contenere l’avanzata del fronte franoso, scavando canali laterali e monitorando costantemente ogni movimento.
Canali laterali sono infatti creati ai lati del fronte della frana per frenare la possibilità che il fronte stesso si allarghi.

«Siamo davanti a un disastro in continua evoluzione – spiega Fabio Braglia, sindaco di Palagano e presidente della Provincia di Modena – Il torrente è quasi bloccato, e ogni giorno che passa aumentano i rischi. La macchina dell’emergenza è attiva giorno e notte, ma senza un intervento deciso dello Stato, non potremo reggere a lungo. Servono risorse straordinarie e piani strutturali». Braglia, che alterna l’ufficio alla presenza costante sul campo, accanto agli operatori, racconta anche la fatica umana: «C’è stanchezza, tantissima, ma anche tenacia.
Ogni giorno lavoriamo per proteggere la nostra gente, ma da soli non basta».
Un nuovo incontro in Prefettura è previsto per il prossimo lunedì per fare il punto sull’emergenza e pianificare nuovi interventi.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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