'A Modena ci sono più di duemila uffici vuoti. Duemila porte chiuse, duemila luci spente, duemila spazi che potrebbero essere alloggi. E invece restano inutilizzati. È il paradosso immobiliare della città: da una parte locali che nessuno usa più, dall’altra migliaia di famiglie che non riescono a trovare appartamenti a prezzi sostenibili. Due problemi che, almeno sulla carta, potrebbero risolversi a vicenda'. Così in una nota Modena Volta Pagina. Ricordiamo che a questo fine il Comune ha appena investito 138mila euro per una campagna di informazione ad hoc.
'Proprio per questo cinque mesi fa il Comune concesse di trasformare temporaneamente gli uffici vuoti in abitazioni da affittare a canone concordato, meno cari rispetto al mercato. L’idea era di costruire un patto tra pubblico e privato: i proprietari avrebbero sostenuto i lavori necessari per rendere abitabili gli uffici, mentre il Comune offriva incentivi e garanzie: riduzione dell’IMU, garanzie sugli inquilini, perfino accollandosi il canone in caso di morosità. Sulla carta, una soluzione intelligente per riusare spazi vuoti ed aumentare l’offerta di case a canone calmierato. La risposta dei proprietari è stata quasi nulla. L’iniziativa è fallita - continua Modena Volta Pagina -. Consultando i proprietari degli uffici abbiamo appreso che uno dei motivi dell’insuccesso è la breve durata proposta per il cambio d’uso temporaneo.
Il Comune ha deciso, infatti, che scaduti i dieci anni della convenzione che permette la trasformazione, i proprietari possano dover ripristinare i locali ad ufficio, affrontando di nuovo lavori e costi, a volte ingenti. Una prospettiva poco appetibile. Adeguare un ufficio ad abitazione richiede interventi complessi su impianti, servizi e distribuzione degli spazi. Farlo sapendo che tra dieci anni si potrà dover spendere un’altra volta scoraggia molti'.'Il risultato è che la casa rimane un bene inaccessibile e quei duemila uffici restano vuoti. L’intuizione, però, era giusta, non va abbandonata ma resa più appetibile per i proprietari. Proponiamo di allungare il periodo del cambio d’uso dagli attuali dieci a venti, trent’anni, anche rinnovabili, rendendo l’operazione economicamente più sostenibile. Non costerebbe nulla e crescerebbe la convenienza privata, dando ai proprietari un rendimento competitivo coi Buoni del Tesoro, invece che solo spese per l’ufficio vuoto. È evidente che ottenere centinaia di alloggi col cambio d’uso ridurrebbe la febbre dei prezzi delle abitazioni senza però incidere sulle cause. Occorrono misure strutturali. Per questo stiamo elaborando nuove soluzioni per contribuire a rendere reale il diritto alla casa.


