Ed è in quelle scene di lavoratori uniti dallo stesso contratto e dagli stessi diritti ma divisi dalle circostanza dall'appartenenza a diversi sindacati e da un cancello che sembra separare i buoni dai cattivi, che è apparsa nella sua evidenza la già da ieri malcelata strategia da adottare e adottata per smontare la protesta che ancora una volta avrebbe portato Italpizza e le condizioni dei suoi lavoratori al centro della cronaca nazionale: fare passare il messaggio che la protesta di alcune decine di lavoratori è capace di bloccare il passaggio delle merci, i magazzini e quindi la produzione, e quindi il lavoro. Con la minaccia di farlo perdere a tutti, quel lavoro, e con lo spettro di fare addirittura perdere a Modena l'intera Italpizza. Uno spettro che con diversi canali interni ed esterni è stato fatto arrivare già da ieri alle orecchie dei lavoratori all'interno dell'azienda e a coloro che presto avrebbero iniziato il turno. Con conseguenze immediate. Visto che coloro che ieri sera avrebbero dovuto iniziare il turno notturno sono stati fatti stare a casa con la motivazione che il blocco delle merci (che nel pomeriggio non c'era ancora stato, almeno da parte dei lavoratori in sciopero), aveva causato la mancata alimentazione dei magazzini e quindi il blocco della produzione e la conseguente cancellazione del turno di notte.
Parallelamente l'invito ai lavoratori ad incitare i propri colleghi aderenti ai Si Cobas a smettere la protesta davanti ai cancelli. E così è stato. Perchè alla fine ciò è quello che gridavano i lavoratori all'interno dei cancelli, autorizzati a mollare la catena della produzione per recarsi nel piazzale per inveire contro i partecipanti al presidio esterno. Una volta arrivate anche le televisioni. Nel silenzio assordante delle istituzioni alle quali la proprietà aveva ieri lanciato un appello e degli altri sindacati. Ad oggi CGIL, Cisl e Uil che nel 2015 firmarono, per venire incontro alle difficoltà dell'azienda, il passaggio da due contratti ad uno, il cosiddetto multiservizi dove dentro ci può stare tutto, o quasi, e con minore costo per l'azienda. Quel contratto, che adesso che le condizioni economiche dell'azienda con crescita a doppio zero, proprio come la farina, sono ben migliori, non avrebbe per i Si Cobas più ragione di esistere.
Ed ecco che la scena che vede gli stessi lavoratori delle stesse cooperative, con lo stesso contratto, titolari degli stessi diritti e doveri, ma divisi da un cancello e dalla spaccatura del sindato è capace quasi di fare dimenticare l'oggetto della protesta stessa.
Gi.Ga.

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