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La vivacità di Negrini contro la gentil presunzione di Mezzetti

La vivacità di Negrini contro la gentil presunzione di Mezzetti

Una credibilità, quella di Luca Negrini, la cui forza paradossalmente appare aumentare quanto più prende le distanze dai partiti e leader che lo hanno scelto


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Dopo la presentazione di ieri il Pd di Massimo Mezzetti può dire di avere trovato il proprio avversario in vista del voto di giugno. Luca Negrini ha lanciato la sua campagna elettorale senza timori reverenziali. Con una vivacità a tratti ingenua, ma credibilmente sincera, ha presentato se stesso senza a fianco padrini politici di caratura nazionale. Al di là dei rappresentanti regionali dei partiti del centrodestra che sostengono la sua candidatura, non ha infatti chiesto la presenza di personalità di rilievo (a Carpi ad esempio la Arletti è stata affiancata per la presentazione dal capogruppo alla Camera Tommaso Foti), quasi a dire, in modo spavaldo, 'basto io'. Una risposta implicita alle critiche emerse in alcuni ambienti di centrodestra, legate prevalentemente alla giovane età. Una risposta, quasi dispettosa, a chi lo ha voluto dandola implicitamente persa.

Ma, dopo l'evento all'Rmh hotel, l'età è apparsa, viceversa, come il principale punto di forza di Negrini. Perchè a 33 anni si può ancora non solo sperare, ma credere nell'impossibile. A 33 anni si ha già la consapevolezza di quanto si rischi a scontrarsi contro i colossi del potere locale, ma si può affermare, senza accenno di retorica di 'non avere paura e che nessuno deve avere paura di aprire la finestra, chiusa da 80 anni, per far entrare aria buona'.

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Si può assorbire il lato visionario che fece immenso il Futurismo, senza schiacciarlo nella sua strumentalizzazione (e deriva) partitica. Si può portare un Rolex al polso, freschi di parrucchiere e coi gemelli alla camicia senza apparire pacchiani, ma quasi a deridere il falso pauperismo di chi fa riferimento a mondi economici che di Rolex hanno le cassaforti stracolme.

Una credibilità, quella di Luca Negrini, la cui forza paradossalmente appare aumentare quanto più prende le distanze dai partiti e dai leader che lo hanno scelto, al di là delle dichiarazioni ufficiali, quasi 'a perdere'. L'impressione è che più la campagna elettorale sarà legata al suo nome e al suo volto, più sarà possibile inseguire un traguardo certamente difficile, ma reso ancor più complicato dal colpevole ritardo (e non ci stanchiamo di ripeterlo) col quale si è giunti alla ufficializzazione della candidatura. Un ritardo peraltro aggravato prima dall'aver millantato la presenza di un civico mai veramente in campo, poi dall'aver dilungato, da parte dei responsabili regionali, un derby interno tra due persone serie, entrambe di livello, e fatte apparire come vittime sacrificali: lo stesso Negrini e Piergiulio
Giacobazzi, il quale comprensibilmente ha sbottato davanti a questo poco edificante teatrino.

Meno la campagna elettorale sarà imbastita sotto le direttive di partito, meno verrà intessuta dalla stantia propaganda dei presunti 'big', meno sarà possibile per i suoi avversari avere appigli per criticarlo.
In fondo si tratta della stessa lezione che ha dato il deputato Daniela Dondi, la prima donna a sconfiggere il centrosinistra nel collegio di Modena: non rinnegare le proprie radici politiche, ma affrancarsi da esse, anche dai capibastone-totem, per parlare a mondi diversi, trasversali e lontani dal bacino di Fratelli d'Italia-Lega-Fi. Non a caso, infatti, la stessa Dondi sarà con ogni probabilità capolista della lista meloniana a sostegno di Negrini.

Alla vivacità, al sorriso politicamente scorretto di Negrini si opporrà a quel punto la campagna elettorale 'gentile' di Massimo Mezzetti. Una 'gentilezza' adottata come slogan, che nasconde la presunzione di credere di essere dalla 'parte giusta' della storia locale. Dalla parte che ha sempre vinto, che può permettersi di dare etichette e patenti di cittadinanza politica. Dalla parte che da decenni si spartisce il potere a tutti i livelli, riciclando nei posti che contano sempre le stesse persone, come il valzer delle nomine, che il nostro giornale ha più volte
raccontato, dimostra.
La sfrontatezza di un 33enne contro la compostezza di un 61enne, certamente apprezzato e culturalmente di un livello più alto rispetto al suo predecessore, ma comunque garante di un modello di potere consolidato e rodato, conservatore e paternalista. Davide contro Golia, o più prosaicamente futuro contro passato.
Giuseppe Leonelli

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