Stupisce che tanta rigidità non venga però applicata nei confronti di un altro scandalo, ancor più grave, che ha investito un'istituzione modenese: la Fondazione di Modena. E' vero che i due enti sono giuridicamente diversi, ma in questo secondo caso l'ammanco è doppio rispetto a quello di Amo e - soprattutto - a differenza di Amo nessuno si è dimesso, il dipendente infedele si è addossato tutte le colpe (nonostante l'evidente mancato rispetto dei controlli imposti dalla 231) e addirittura il presidente Tiezzi, il Cda e il direttore Benedetti hanno ricevuto i complimenti di sindaco e presidente della Provincia.
Sul caso Fondazione, Fdi si è limitata a presentare una interrogazione in Regione e una in Comune, ma la parola 'dimissioni' non è mai uscita dalla bocca dei consiglieri meloniani e anche ieri - in conferenza stampa - il capogruppo Negrini, intervistato da Tvqui, non è riuscito a pronunciarla. Cosa che invece hanno chiesto con forza Forza Italia con il vicecoordinatore Platis, e Lega con il capogruppo Bertoldi.
Insomma, se non un errore nel bersaglio, quantomeno un modo di puntare su un solo obiettivo, sorvolando - come la famosa mucca nel corridoio - sul secondo. Esattamente come disse il sindaco Massimo Mezzetti in conferenza stampa a dicembre, rimproverando i giornalisti modenesi.
In questo contesto va registrata l'eccezione dell'onorevole Daniela Dondi che è anche consigliere comunale Fdi. Non solo ieri la deputata era assente alla conferenza stampa per chiedere le dimissioni di Bosi, ma nel corso della recente trasmissione televisiva Detto non detto, non ha avuto timore a chiedere un passo indietro dei vertici della Fondazione.
Giuseppe Leonelli

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