'A Modena serve coraggio. Serve chiudere una stagione che ha messo in discussione la credibilità della città. Prima Amo, poi la Fondazione. Due scandali diversi, ma con problemi comuni: i controlli non hanno funzionato e la lunga filiera di nomine porta sempre nella stessa direzione politica. Lo aveva detto Zanca, prima di essere riportato all’ovile, chiedendo velatamente le dimissioni dell’intero Consiglio di Indirizzo della Fondazione. Lo aveva ammesso anche il sindaco Mezzetti, mettendo i due casi sullo stesso piano. Alla fine, però, nessuno dei nominati si è alzato dalla poltrona'. A parlare è il vicecoordinatore di Forza Italia, Antonio Platis.
'Un dato è incontestabile. Gli organi di amministrazione di Amo e della Fondazione sono stati nominati nel corso dei mandati del sindaco Gian Carlo Muzzarelli. Non è un’opinione, è un fatto.
Nel 2016 fu Muzzarelli, nella doppia veste di presidente della Provincia e sindaco, a riportare dalla Germania Andrea Burzacchini, lontano dall’Italia da 19 anni, per guidare AMO dopo mesi di stallo e tensioni interne. Nel 2022 Burzacchini viene sostituito dall’avvocato Stefano Reggianini, candidato designato dallo stesso Muzzarelli, poi segretario provinciale del Pd. E quando l’attuale Amministratore Unico Bosi viene formalmente nominato da Mezzetti, nel luglio 2025 è ancora Muzzarelli a intestarsi la scelta: «L’attuale Amministratore unico lo scelsi io come Assessore alla legalità».
Non solo.
Fu sempre Muzzarelli a proporre Paolo Cavicchioli in Fondazione nel 2015 e nel 2019 e, nel 2022, l’attuale presidente Tiezzi'.
'Il Duca di Modena – ironizza Platis – è stato il regista delle principali scelte nelle governance di questi enti. Qui non si tratta di processi sommari, ma di responsabilità. Ieri in Amo hanno provato a chiuderla bonariamente chiedendo conto agli ex amministratori e randellando i direttori, visto che dalla dipendente non si otterrà nulla. Così come, lo stesso principio dovrà valere per la Fondazione. Se il dipendente ludopatico non potrà restituire oltre un milione di euro, qualcuno dovrà rispondere per i controlli che non hanno funzionato. Non può essere sempre la comunità modenese a pagare. Le partecipate e le Fondazioni non sono luoghi di equilibrio politico, ma istituzioni che devono garantire rigore assoluto. Nel privato sarebbero stati cacciati seduta stante, a Modena invece rimane tutto immobile'.



