Mai pace per Riccardo Righi, sindaco di Carpi. O quando va bene pace armata. Costruita spostando i problemi più che risolvendoli. Oggi sono due i nodi da sciogliere: Aimag e la Fondazione.
Partiamo da Aimag: qui il dato politico è netto: la strategia di Righi del 2024 è fallita, clamorosamente. Con la stroncatura della Corte dei Conti che ha demolito mesi di lavoro, di trattative, di convincimenti sui territori, di assemblee pubbliche e di consulenze pagate con soldi pubblici - e oggi discretamente rimosse dal racconto ufficiale. L’operazione Hera non è naufragata per caso, ma perché non stava in piedi. E adesso il nuovo mantra è il controllo pubblico, il cambio del Cda, la discontinuità.
Peccato che il controllo pubblico, fino a ieri, avesse un nome e un cognome: Paola Ruggiero. Figura altisonante, costruita politicamente, indicata dal PD e dall’allora sindaco Alberto Bellelli. Passata dai tentativi falliti in Fondazione e in Consiglio Comunale alla nomina diretta nel CdA di Aimag e poi alla presidenza. Con un chiaro mandato. Raccontare allora che l’operazione Hera sia stata una macchinazione autonoma di Aimag e della Ruggiero, subìta controvoglia da Righi, è solo una favola comoda per uscire dall’angolo.
La realtà è che Righi ha provato a completare quello che non è mai riuscito ai suoi predecessori, ci è rimasto in mezzo e ora prova a scaricare, sperando che la narrazione regga. Ma la Ruggiero, per la sua storia e la sua rete di relazioni, non è una pedina tecnica sacrificabile senza conseguenze.Sull’altro tavolo c’è la Fondazione. Mario Arturo Ascari è in scadenza, ma è gradito. A Righi e a Claudio Saraceni, presidente di Garc. Non è un caso che alle scorse nomine sia stato accantonato il nome del giudice Roberto Cigarini, di fronte alle resistenze di Saraceni e del notaio Flavia Fiocchi, che hanno presentato una propria lista “nel segno della continuità”. Oggi, per l’avvicendamento, circolava il nome del professor Giacomo Cabri, molto gradito alla curia: ma per lui non è il momento.
Da un lato perché gli organi attuali, vista la recente possibilità di proroga concessa da Acri, difficilmente lasceranno il posto nei termini originariamente previsti. Dall’altro perché la Fondazione controlla il 7,5 per cento di Aimag e insieme a Mirandola arriva al 10. E in una fase di terremoto su Aimag, cambiare anche in Fondazione sarebbe politicamente troppo rischioso. E allora la linea di Righi diventa chiara: stare fermi, tergiversare, scaricare.
Righi oggi è più debole che mai, politicamente parlando. Il gradimento per la sua giunta - come emergerebbe dai soliti sondaggi più o meno ufficiali - è ai minimi livelli, mai toccati neanche da Bellelli. Ogni provvedimento e ogni intervento degli assessori regalano meme ai social. Per questo diventa difficile trovare persone disposte a metterci la faccia. Per poi essere scaricate alla bisogna.
A meno dei soliti noti, buoni per tutte le occasioni e negli ultimi tempi presenti a tutte le occasioni. Che sono poi gli stessi che l’hanno messo in questa situazione.
Magath
Nella foto il sindaco Righi col presidente della Fondazione di Carpi Ascari

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