C'è Forza Italia, rappresentata da Piergiulio Giacobazzi, c'è Fdi, rappresentata da Elisa Rossini, c'è Modena sociale di Beatrice De Maio e ancora Alternativa popolare di Alberto Bosi e Gruppo indipendente per Modena di Antonio Baldini.
Tre di questi gruppi in realtà sono frutto della diaspora leghista, passata da sette a quattro consiglieri, ma il fatto che chi ha lasciato il Carroccio non si sia unito in un gruppo unico è lo specchio di una unità che al momento fa rima con utopia.
A beneficiare di questa parcellizzazione è ovviamente il Pd che, dal canto suo, è riuscito a fare quadrato mantenendo intatto il numero dei consiglieri di maggioranza, con la sola Katia Parisi protagonista della creazione di un nuovo gruppo, comunque sempre sotto il cappello della coalizione che sostiene Muzzarelli.
Eppure, nonostante questa divisione, la sfida alla quale l'opposizione è chiamata è proprio quella dell'unità. Forte di un traino nazionale meloniano, l'eterna minoranza modenese può pensare a un progetto che possa essere presentato come credibile agli elettori modenesi in vista del 2023. Nel 2019 il traino della Lega Salviniana venne sciupato, ora la sfida per il centrodestra è quella di non sprecare la seconda occasione. Per farlo è necessario mettere da parte personalismi, rancori, invidie senza cedere alla tentazione di darla persa a prescindere. Senza nemmeno scendere in campo, o scendendo in campo solo per limitare i danni e mantenere le rendite di posizione dei soliti capibastone. Insomma occorre avere coraggio e muoversi oggi. O meglio, ieri...
g.leo.

(1).jpg)

