Della corposa indagine Mangiafuoco (che inizialmente aveva coinvolto 22 indagati) non resta nulla di penalmente rilevante. Di questo fatto la politica e anche il sistema della comunicazione locale deve prendere atto. Il nostro giornale diede conto nel dettaglio delle accuse e degli atti formalizzati dai carabinieri, nella informativa di 278 pagine, che riguardavano Morelli stesso, così come l'ex vescovo di Carpi Francesco Cavina. Addirittura Cavina, comunque estraneo ai procedimenti giudiziari aperti dal Tribunale Modena, dopo quel clamore si dimise, pagando di persona il prezzo per accuse per le quali oggi gli imputati sono stati ritenuti non colpevoli.
Ebbene come allora fu giornalisticamente doveroso, a nostro avviso, fare il quadro di un procedimento che aveva evidenti risvolti politici, oggi è altrettanto doveroso dare atto con risalto della completa riabilitazione del principale protagonista di quella vicenda, Simone Morelli, assolto insieme all'ex leghista Stefano Soranna. Per loro una odissea giudiziaria durata 5 anni, anni che nessuno - come sempre accade a causa del sistema giudizario del nostro Paese che costringe a tempi ciclopici per arrivare a sentenza - restituirà agli imputati assolti.
Ma se il tempo non si può restituire, è importante almeno ridare dignità umana e politica a chi - in base alla sentenza del Tribunale - non ha commesso alcun reato.
Morelli non diffamò il sindaco Bellelli di Carpi, così come non abusò del suo ruolo di vicesindaco per fare pressioni su due commercianti nel caso dehors. Le intercettazioni, dalle quali certamente emergevano in alcuni casi parole evidentemente fuori luogo, non hanno dato prova di alcun illecito. Il garantisimo (pur sacrosanto) non c'entra nulla, lo afferma la giustizia italiana. Ora il primo cittadino carpigiano da cui partì la querela, dopo le tante parole pronunciate, dopo anni di udienze, è chiamato a prendere atto di tutto questo. Morelli non era un nemico, non commise alcun reato contro la sua persona. Ma era solo un avversario politico, perlatro interno al suo partito, e non meritava di essere esiliato dalla politica. Non ci sono se, non ci sono ma, non ci sono ombre. L'assoluzione parla chiaro.
Giuseppe Leonelli
Nella foto Morelli, insieme al sindaco Bellelli e all'ex vescovo Cavina


.jpg)
