Ma dietro a questo 'o Bonaccini o muerte' è evidente che si cela ben altro rispetto alla necessità narrata di 'ricostruire in fretta'. L'Emilia Romagna rappresenta infatti l'ultimo vero baluardo per un centrosinistra in profonda crisi a livello nazionale e i capibastone del feudo emiliano sentono l'urgenza di difendere un sistema di potere ultra settantennale. A tutti i costi. Una difesa che oggi passa dalla esigenza che il commissario chiamato a gestire i miliardi della ricostruzione sia anche un garante di un preciso modello di potere politico-economico. E chi meglio di Stefano Bonaccini, ex segretario regionale del Pd emiliano, presidente del Pd nazionale e con un cursus honorum incastonato in modo indissolubile nel centrosinistra, può rispondere a questa necessità? E del resto anche il diretto interessato si è detto ripetutamente 'pronto', anzi stupito di non essere stato ancora chiamato. Come fosse un atto dovuto.
Eppure, pur in una narrazione emiliana costruita meticolosamente per sorreggere le virtù dell'uomo partito da Campogalliano per raccogliere l'eredità di Berlinguer, il paradosso di volergli assegnare il compito della ricostruzione dal fango immondo, putrido e insano della alluvione è evidente.
Bonaccini è da otto anni alla guida della Regione e le sue responsabilità in termini di manutenzione e prevenzione idrogelogica sono sotto gli occhi di tutti. Oggi sono in pochi a non ammettere che sul fronte della realizzazione di nuove casse di espansione e su quello della manutenzione puntuale dei fiumi non si è fatto a sufficienza e solo la propaganda cieca (basata su un assurdo parallelismo terremoto-alluvione), non ammette che quanto è accaduto non può essere imputato solamente alle precipitazioni estreme e al cambiamento climatico. Non è solo colpa del Destino o di Dio se mezza Romagna è andata sott'acqua, perchè se si pensa questo allora significa ammettere che anche per il futuro non si hanno armi e che
No non è solo colpa del Fato crudele, le responsabilità politiche sul fronte della scarsa cura del territorio ci sono (vedremo se la magistratura, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo contro ignoti, ne ravviserà anche di penali) e lo dimostrano, insieme alla tragedia della Romagna, le sette alluvioni avvenute in Emilia Romagna dal 2014. Ma se esistono responsabilità come è possibile immaginare politicamente di chiedere al primo amministratore chiamato a difendere il territorio dal punto di vista idrogeologico, di ricostruire il territorio stesso? Che messaggio passerebbe ai cittadini, agli alluvionati? Che tutto è stato svolto perfettamente, che non si è sbagliato nulla e che quindi nulla si farà di meglio in futuro. Perchè questo è il migliore dei mondi possibili.
Ma gli argomenti, per quanto razionali, non bastano: il Pd in Emilia Romagna gioca la partita della sopravvivenza. Un istinto primordiale che scavalca ogni logica e ogni ragionamento.
Giuseppe Leonelli

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