Diego Lenzini e Massimo Paradisi si sono presentati ieri al fianco di Marika Menozzi in una conferenza stampa convocata di domenica mattina, ancor prima della assemblea di partito nella quale il nuovo tandem di segretari avrebbe dovuto presentarsi ed essere votato. Ultimo schiaffo a quello che resta della storia gloriosa di un partito che aveva fatto del confronto, per quanto faticoso e a volte doloroso, la propria carta d'identità.
Con la scelta Lenzini-Paradisi nel Pd di Modena non ha prevalso una corrente sull'altra, ma ha prevalso l'idea stessa di corrente. Il primo partito della città e della provincia più rossa d'Italia ha deciso di abdicare al proprio ruolo e arrendersi alla più sfrenata lite tra contrade. E, si badi, dietro a questa battaglia non vi è nulla di valoriale, non vi è un dibattito tra idee diverse di partito, tra opinioni difformi sul futuro di Modena. Il gruppo di Muzzarelli-Costi-Braglia (nell'ordine) non si differenzia da quello di Vaccari-Sabattini per approccio tematico, storie o provenienze: no, quello che conta è solo ed esclusivamente il poter piantare delle bandierine in vista delle prossime scadenze elettorali. Bandierine che presto si trasformano in ancoraggi sui quali fare leva per la propria scalata personale.
Muzzarelli potrà usare Lenzini per fare un gradino in più, Vaccari potrà fare altrettanto sfruttando il fidato Paradisi e Bonaccini - felice di non aver aver rafforzato nessuno dei due avversari interni - potrà continuare col suo rodato divide et impera.
In uno sfacelo simile resta il dovere dell'amministrare, oggi incarnato da un sindaco - Massimo Mezzetti - orgogliosamente fuori dal Pd e che, proprio per questo, il Pd vede come fumo negli occhi. Mezzetti che deve fare i conti con le ripicche di un gruppo guidato dallo stesso Lenzini e che nonostante tutto prova a scardinare le incrostazioni che da decenni hanno reso Modena quella che è.
Un Pd felicemente imprigionato nel dover governare comunque e qualsiasi cosa accada, perchè rischi di perdere a Modena non se ne corrono, con l'opposizione di centrodestra ostinatamente determinata a non provare nemmeno a impensierire un sistema di potere che di sinistra non ha nulla: un mix di interessi e conformismo dove 'buono' tende a coincidere con ciò che conviene.
Tutto qua, triste epilogo di quella utopia riformista e con ambizioni libertarie nella quale in tanti - forse alcuni per interesse, ma molti per vera fiducia - avevano creduto.
Giuseppe Leonelli

(1).jpg)

