Proprio in queste settimane Modena è scossa da due casi pesantissimi: 500.000 euro di denaro pubblico spariti da Amo, quasi 2 milioni di euro usciti dai conti della Fondazione di Modena in modo illecito.
Eppure, dal Duomo, il messaggio è stato di una tal fiducia nelle istituzioni da descriverle - a prescindere - come la risposta migliore al Male.
Il vescovo ha infatti affermato testualmente: 'Le istituzioni qui rappresentate, nella Casa di San Geminiano, sono espressione del bene organizzato, la risposta più efficace al male che si infiltra nella società'.
Una frase che, letta alla luce dei fatti recenti, suona quantomeno straniante. Quando fondi pubblici spariscono, quando i controlli falliscono, quando nessuno si assume responsabilità chiare, diventa difficile continuare a raccontare le strutture come baluardo morale.
Il male, purtroppo, non si infiltra solo 'fuori' dalle istituzioni, ma spesso nasce e cresce proprio dentro di esse. Ed è proprio per preservare il valore delle istituzioni che occorre accendere i riflettori sulle storture che subiscono.
Ancora più problematica è dunque un’altra affermazione di principio esternata da Sua Eccellenza. 'Attaccare, irridere e delegittimare le istituzioni, locali, nazionali e sovranazionali, significa colpire al cuore gli strumenti della convivenza civile e nuocere alla causa della pace'.
Ma chiedere trasparenza significa forse delegittimare? Denunciare sprechi e sparizioni di fondi pubblici, significa forse nuocere alla pace? Nel pretendere responsabilità si sfocia nella arroganza o al contrario è un modo serio per difendere davvero il bene comune e l'importanza delle istituzioni?
Ma a colpire soprattutto è ciò che è mancato nell’omelia: poche le parole udite dai tanti fedeli presenti sulla conversione personale, sul Senso, sull'Aldilà, sulla Resurrezione.
Difficile pensare a un messaggio evangelico piegato alla idea - certo umana e di buon senso - dell''organizzare bene le strutture': San Geminiano non è diventato patrono di Modena per la sua capacità amministrativa, ma per la sua santità.
Nel finale dell’omelia il vescovo ha poi messo in guardia da quella che ha definito “globalizzazione dell’arroganza”, richiamando il concetto greco di hybris: 'Già gli antichi greci denunciavano con una parola, di solito tradotta con ‘tracotanza’ (hybris), il superamento di ogni limite nell’orgoglio e nella superbia' - ha affermato.
Rompere convenzioni che appaiono sbagliate, è tracotanza o virtù? Opporsi al conformismo quando diventa tepore arrendevole, è tracotanza o responsabilità morale? Tentare coi propri mezzi e con i propri limiti, di disturbare equilibri ingiusti è tracotanza o dovere civile e cristiano?
Il messaggio evangelico non è forse stato 'tracotante' agli occhi dei potenti del tempo, smascherando ipocrisie, mettendo in crisi i benpensanti, rompendo schemi religiosi irrigiditi e gerarchici? Tutto non come espressione di arroganza, ma per sete di verità. Lo stesso San Geminiano non fu un uomo accomodante, ma un pastore austero, poco incline ai giochi di potere e che seppe disturbare.
Quando il vescovo di Modena afferma che 'non esistono istituzioni perfette sulla terra' dice una cosa ovvia, ma insufficiente. Il problema in fondo non è la perfezione, ma la mancanza di una parola profetica capace di denunciare il male quando emerge. Lo stesso Vescovo parla di 'folle stanche e sfinite… pecore che non hanno pastore'.
La lode di apparati e strutture è certamente comprensibile, ma senza verità anche le migliori istituzioni diventano gusci vuoti.
Cinzia Franchini

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