A qualsiasi costo, come unico limite - forse - quello del codice penale, non certo per una questione etica ma perchè sconveniente nella prassi, in termini di rischi legali.
Ogni campagna elettorale, anche a livello locale, è un'occasione per trovare conferma di questo triste modello. Dal punto di vista legale una persona rinviata a giudizio per bancarotta fraudolenta può candidarsi? Formalmente sì, ma è una questione di opportunità o meno. Ebbene questa inopportunità passa in secondo piano. Chiaro è che qui non è in discussione il principio legittimo del garantismo (non vi sono condanne e occorre aspettare i tre gradi di giudizio), ma semplicemente è una questione di convenienza, di garbo istituzionale, verrebbe da dire scomodando anche un linguaggio ormai desueto. Ma niente, si va avanti come nulla fosse.
Dal punto di vista legale un senatore della repubblica può fare campagna elettorale per la propria moglie con la carta intestata del Senato? Probabilmente sì. E' opportuno? Basterebbe chiederlo a un bambino per conoscerne la risposta. Eppure, anche in questo caso, avanti tutta, senza scrupoli. E con pure l'applauso degli amici interessati.
E ancora, per scendere a livelli ancor più semplici. E' opportuno rilanciare se stessi per il terzo o quarto mandato da consigliere regionale o da parlamentare, puntando a 15-20 anni a Roma o in Assemblea regionale, con compensi e rimborsi vari dai 7 ai 10mila euro mensili? E' opportuno fare della carriera politica una professione totalizzante, arrivare alla pensione senza aver mai lavorato nemmeno un giorno, al di fuori degli organi istituzionali e dei partiti? E' opportuno candidarsi a incarichi di primo piano se si ha una situazione personale o aziendale finanziaria talmente precaria da pregiudicare una piena libertà di giudizio, unicamente a favore della rappresentanza degli elettori, nelle scelte?
Sono domande che rimbalzano ancora una volta, alla vigilia di un voto importante, come quello per le Regionali.
Cinzia Franchini

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