Ma perché si attende una vittoria così schiacciante della sinistra nonostante la devastante gestione del nodo idraulico e le molteplici alluvioni? Nonostante le dimissioni anticipate di Bonaccini, che aveva giurato e spergiurato che avrebbe onorato e completato il mandato e che invece ha cercato una comoda poltrona in Europa? Nonostante una sanità regionale in caduta libera, con interminabili liste d’attesa, prevenzione al lumicino, diversi ospedali fatiscenti, strutture nuove sempre promesse e mai realizzate e operatori sanitari in fuga libera?
Il problema è davvero il livello totalmente insufficiente della proposta del centrodestra? O, come qualcuno afferma, i problemi sono da cercare altrove? Per esempio nell’assoluta mancanza di spirito critico e onestà intellettuale dei media, che riescono sempre a nascondere le responsabilità della sinistra, inventandosi giustificazioni di ogni genere? Quasi come fossero sotto controllo di qualche non meglio identificata piovra?
O che la gente non attribuisca tutte le colpe al Pd? Ok, a un’analisi appena più approfondita pare facile e populista dare la colpa delle alluvioni in Emilia a Bonaccini e a tutto il centrosinistra e in Sicilia, Veneto, Liguria e altre regioni alle forti piogge. Così come pare facile criticare la sanità emiliana senza confrontarla con quella calabrese. Ma questo relativismo è troppo di comodo: perché, parafrasando Bonaccini, la nostra regione è al top per economia e surplus commerciale – che dipendono da chi lavora e non dalla politica: e allora vogliamo esserlo anche per tutto il resto, specie se dipende dalla politica.
Ma allora che sia colpa dell’astensione? Che a un elettore su due non interesserebbe chi amministra il proprio territorio? In realtà l’affluenza alle regionali del gennaio 2020 fu del 68% e Bonaccini, al quale bastava la maggioranza relativa, superò il 51%.
Ci spiace: preferiamo invece pensare che la colpa sia davvero il livello totalmente insufficiente della proposta, dell’offerta di centrodestra. Della scelta completamente sbagliata del candidato Elena Ugolini di Comunione e Liberazione. Una Ugolini che non è riuscita a sfondare fra l’elettorato perché non è stata in grado di offrire agli elettori un punto programmatico, un messaggio, uno slogan che fosse uno.
E a cascata i candidati al consiglio regionale. Scelti, mai come prima di questa tornata, fra ex consiglieri dalle mille casacche, amici di, figli di, mogli di, cugini di. Abili a contendersi le preferenze dei propri accoliti e fedeli, ma - salvo pochissime eccezioni - senza capacità né possibilità di trovare consensi al di fuori dei propri bacini elettorali.
E allora altro che sondaggi: alle Europee finì con 15 punti di distacco, e finirà allo stesso modo.
Eli Gold

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