Opinioni Lettere al Direttore

Bper, da 'tua banca' a 'banca ologramma'

Bper, da 'tua banca' a 'banca ologramma'

A Bastiglia un correntista con solidi patrimoni chiede un prestito di 10mila euro. Nemmeno ricevuto dal direttore che lo liquida con un 'non si pu?'


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“Prima vennero a prendere i direttori di banca, e fui contento perché non servivano a niente. Poi  vennero a prendere i vice-direttori, e mi sembrò giusto, perché servivano ancora meno. Poi vennero a  prendere gli impiegati, e fui soddisfatto perché alla fine erano inutili. Poi vennero a prendere i cassieri,  e io ne rimasi indifferente, perché il mio denaro non ne sentiva l’esigenza. Un giorno vennero a  prendere l’assistente virtuale ai bancomat, ma non trovarono nessuno perché era un ologramma”. (Liberamente trasposto dal Sermone di Martin Nienmöeller).

La storia si situa agli inizi del 21° secolo e vede protagonista una piccola filiale della Banca Popolare  dell’Emilia Romagna: la Filiale di Bastiglia, quale test per la versione della nuova sperimentazione  voluta dall’istituto bancario. La Banca che si pavoneggiava con il pomposo slogan del tipo “La banca vicino ai bisogni delle persone”  dovette suo malgrado prendere atto che le “persone” avevano messo poco a capire che in realtà il vero  significato dello slogan era: “La banca vicino ai desiderata dei suoi azionisti, alla faccia dei bisogni  della gente”.
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Ciò, nonostante i tentativi di ricuperare l’antica immagine che la rese famosa, quando essa  era per davvero una “banca di credito”, in cui la componente umana e qualitativa è fondamentale: la  BpER era per davvero la banca delle famiglie, che le persone parlando di lei chiamavano quasi  affettuosamente la “mia” banca. Ma si tratta di tempi lontani, anni divenuti anni luce, alla luce dei tempi attuali internettiani, in cui la  parola “credito” è stata sostituita con destrezza e all’insaputa delle famiglie dalla parola “finanza” in  cui tutto è standardizzato e reso freddo, come i nomi dei filtri utilizzati per fregarti: Basilea 3, Pechino  40, Beirut 69, Baltimora vattelapesca… Sì, erano tempi lontani, ma non così lontani da cancellare il ricordo di persone reali, vere, ancora vive  e non così vecchie da non essere ancora in grado di gestire dinamicamente un’organizzazione  finanziaria fondata sui criteri sani dell’economia. Ma sì, diamo dei nomi, uno per cominciare: Carlo  Marchini, persona talmente degna da essere stata eletta e rieletta sindaco nel suo paese; il simpatico  Simone Laperna, prematuramente andato in pensione; il grande, perché era grande anche di statura,  Marino Facchini che seppe gestire con attenzione, delicatezza e umanità la fiducia delle famiglie e  delle imprese di Bastiglia all’indomani della grave alluvione del gennaio 2014. Ecco, in contrapposizione a queste belle figure e al senso positivo di protezione che sapeva infondere  la “tua”
banca nelle persone, fino ad allora, voglio riportare un fatto piccolo ma brutalmente significativo, che ben spiega (e giustifica) l’inevitabile transizione verso la desertificazione bancaria, umanamente parlando. Proprio a Bastiglia un signore di indubbia serietà e indiscussa reputazione, ritiene di poter rivolgersi alla “sua” banca per concordare un minuscolo prestito per poter attraversare più agevolmente la  ventina di mesi che lo separa dal termine di alcune scadenze. Si tratta di soli 10 mila euro: una richiesta non urgente, ma che gli eviterà di mettere mano ai suoi risparmi, dal momento che oggi è  così difficile tornare a mettere da parte qualcosa. Tra l’altro il 730 di quel signore supera  tranquillamente i 40mila euro; ma soprattutto, fatto che dovrebbe tranquillizzare grandemente l’istituto  bancario, egli detiene quattro proprietà a Bastiglia, tutte finite di pagare, regolarmente rogitate ed  esenti da ipoteche; e poi egli anche cliente della BpER da ben 33 anni. Insomma, i due commercialisti interpellati dal gentil signore in questione per avere un consiglio in  merito, non ebbero alcun dubbio sulla fattibilità della cosa.  Ma volete sapere com’è finita? Il direttore della filiale della ridente cittadina non si degnò neppure di  riceverlo, demandando ad un impiegato il compito di liquidare la questione con un “non si può”.
La  sensazione che rimane è di aver interpellato un ologramma. E a quale parametro sostitutivo della collaborazione umana detto ologramma si è appellato? Sicuramente si è trattato di “CatsiTuoi 100”.
Naturalmente autorizzo il giornale a rivelare il nome dell’autore di questa lettera se lo riterrà opportuno.
Lettera firmata
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