Buongiorno direttore. Sono un suo fedelissimo lettore e vivo a Modena da oltre trent’anni. Provengo da una grande città del nord e una delle prime cose positive che mi hanno colpito arrivando qui è stato di vedere in piena via Emilia delle auto parcheggiate con la radio inserita nell’apposito vano (allora non c’erano le radio di serie sulle auto come optional) a volte persino con il finestrino abbassato. Sono passati tanti anni e le cose sono cambiate, assistendo man mano all’immigrazione nella nostra città di molti extra comunitari; devo dire che i primi anni - forse anche perché erano ancora pochi - queste persone non hanno causato nessun problema.
I problemi sono arrivati dopo a causa del fortissimo numero di questi soggetti, probabilmente male accolti dalla comunità locale. Ciò, nonostante i lodevoli sforzi da parte del PD per accoglierli al fine di integrarli. In questo senso molti esponenti politici anche di punta hanno cercato di far capire ai cittadini italiani che si tratta di persone con gli stessi diritti. Alla fine il clima è diventato di insofferenza, al punto da creare una psicosi ingiustificata e generalizzata. In questo senso devo dire che hanno ragione gli esponenti politici che cercano di farci capire che alla fine non si tratta di insicurezza ma di un’impressione di insicurezza.
Le cronache locali riportano spesso di giudici comprensivi che si rendono conto che la vita da immigrato non è facile, manifestando una giustificata indulgenza nei confronti di questi elementi, spesso definiti con l’appellativo dispregiativo di maranza. Alla fine, come cercano di farci capire alcune personalità politiche locali, si tratta di persone che hanno subìto traumi, a volte importanti, a causa del fatto di essere stati strappati dalle loro terre di origine, anche se non direttamente ma comunque sicuramente da parte dei loro antenati. Si tratta pertanto di un fatto culturale che siamo noi italiani a rifiutare. È ovvio che alla fine qualche piccolo episodio di intolleranza a questo stato di cose può capitare, a furia di sentirsi pesantemente rifiutati. Le parole d’ordine sono pertanto “pazienza”, “comprensione”, “tolleranza” e persino aggiungerei “accettazione”.
Vede direttore, io sono nato in paese arabo e ci ho vissuto per alcuni decenni. Ecco, una cosa che mi ha sempre scioccato è la poca umanità con cui chi sbaglia viene trattato, e Le posso dire che in quei paesi chi delinque ha una paura maledetta di essere beccato, oserei dire a ragion veduta.
Direttore, in separata sede Le comunico la mia identità perché preferirei, visto l’argomento, apparire in modo anonimo. Grazie per l’ospitalità e per avermi consentito di manifestare pubblicamente umanità, comprensione e indulgenza verso chi trasgredisce a volte pure involontariamente.
Lettera firmata

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