Gent.mo signor sindaco,
sono una piccola imprenditrice Pavullese nel settore sociale sportivo. Nello specifico, ho fondato con un'amica e socia una cooperativa sociale sportiva e gestiamo un parco giochi per bambini dove, oltre alle feste di compleanno, organizziamo corsi, laboratori doposcuola... per bambini. Come tante piccole realtà nazionali la nostra attività è chiusa per via del Covid-19 da inizio marzo. Il nostro settore non è facile e nemmeno particolarmente remunerativo, è più una questione di profonda passione e abbiamo cercato di distinguerci e di offrire alla nostra piccola clientela il meglio. Ci sono tante difficoltà a cui andiamo incontro quotidianamente, ma non ci siamo mai abbattute e abbiamo sempre lavorato instancabilmente. Abbiamo scelto di fare le imprenditrici e siamo sempre state consapevoli dei relativi rischi.
Però il Covid-19 non è un rischio imprenditoriale. E’ una catastrofe!
Siamo state obbligate (per la salute nostra e degli altri) a chiudere l'attività. Il nostro “stipendio” lo percepiamo se (e solo se) lavoriamo. Ed è il nostro unico reddito. Non abbiamo ferie per stare a casa, niente cassa integrazione, non possiamo lavorare in smart working e nemmeno siamo dipendenti.
Inoltre il nostro settore non è considerato primario e necessario in questo momento. Non possiamo nemmeno effettuare vendite a distanza perché il nostro lavoro è il contatto con le persone.
Ci è vietato lavorare per tutelare la salute nostra e quella degli altri. Non è una scelta, è un'imposizione nazionale. E l'abbiamo accettata e osserviamo il decreto, come cittadine e come imprenditrici. Ma cosa dobbiamo fare ora? Dove sono le istituzioni? Lo Stato? Se la nostra attività è chiusa dove possiamo trovare i soldi per le spese?
Prestiti agevolati? Per 300.000 imprese... Ma in Italia le piccole medie imprese sono 4.000.000
e in ogni caso noi piccoli commercianti stiamo già accumulando abbastanza debiti giorno dopo giorno... L’affitto si sta sommando mese dopo mese e non pagarlo significa che qualcun altro non percepisce il suo reddito, le bollette si devono pagare comunque anche se non si consuma, le rate bancarie... Con una attività chiusa come si può parlare di altri prestiti?
Come li ripaghiamo questi debiti? Il rischio di fallimento sta diventando una certezza!
Non si può abbandonare al fallimento persone oneste che hanno sempre onorato i propri impegni con serietà, spesso con grandi sacrifici economici e personali...
E a nome nostro e di tanti altri chiediamo soluzioni serie e responsabili!
Gli aiuti a fondo perduto da parte dello Stato sono l’unica soluzione.
Ci sono attività che, per nostra necessità, devono lavorare (forni, supermercati). Ma non ci si deve dimenticare che queste attività riescono a lavorare anche grazie a noi che abbiamo chiuso e restiamo a casa. Ci è stato chiesto di non guadagnare e restare chiusi... lo stiamo facendo!
Ci rivolgiamo a lei sindaco! Dia voce al nostro grido d'aiuto con la provincia, la Regione, lo Stato!
Monica Ghirardini - Giocando con Monilla / Winnie park



