Tutto questo avviene in spregio della tutela del lavoro e della libertà individuale sancite dalla Costituzione. L’articolo fondamentale della nostra Carta Costituzionale, recita infatti che: “Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Come è possibile quindi che proprio i servitori dello Stato vengano lasciati a casa senza stipendio? Come è possibile che venga dimenticato quanto sancito dall’art. 32, fatto inserire da Aldo Moro, quando ricorda che “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il popolo italiano è sottoposto da due anni a rinunce drastiche iniziate con i famigerati lockdown e finite con le limitazioni determinate dal lasciapassare e che hanno avuto come principale effetto quello di deprimere la nostra economia, e obbligare a un trattamento sanitario peraltro non obbligatorio. La gestione dell’emergenza è stata fallimentare ma a farne le spese maggiori sono i lavoratori tutti e con l’estensione dell’obbligo in misura maggiore proprio coloro che si occupano di formare i cittadini di domani. Le cure domiciliari, che costituiscono una possibile soluzione al problema, sono state ostacolate con ogni mezzo così come sono state ostacolate le autopsie nella fase iniziale della pandemia. E non dimentichiamo che le risposte sull’origine del virus restano ancora avvolte da dubbi inquietanti come la continua nascita di varianti che secondo molti medici potrebbero essere connesse proprio alle vaccinazioni di massa. Assistiamo infine impauriti alla nuova propaganda governativa sulla vaccinazione dei bambini nella fascia 5-11 anni, malgrado i dati ufficiali ne attestino una letalità prossima allo 0 e i benefici derivanti da questa pratica siano avvolti da parecchi dubbi.
Ricordiamo che lo stato di emergenza è stato illegittimamente prolungato al 31 marzo anche se le terapie intensive sono occupate solo al 10%. Questa situazione meriterebbe confronto e collaborazione mentre sembra che si voglia sempre più incentivare la divisione sociale e la caccia a tutti coloro che non si allineano alla narrativa dominante.
Il Comitato Scuola E' in presenza - Studenti contro il green pass



