Gli studi, specie d'inverno, si trasformano così in incubatori di virus, veicolati da tosse e sternuti degli influenzati. La soluzione? Sembra allo studio un aumento facoltativo del numero degli assistiti, fino a 1.800 ed il rientro in servizio dei medici settantenni già in pensione, ma quest'ultima sembra campata in aria viste le fughe anticipate grazie alla quota 100.
Un ulteriore paradosso è dato dall'obbligo del rinnovo delle ricette anche per medicinali di prassi, tipo per malattie coronariche conclamate: basterebbe una ricetta a scadenza annuale, con il controllo delle quantità prescritte da parte della farmacia, ma tant'è, invece bisogna passare sotto la forca caudina della ricetta medica, senza la quale le solerti farmaciste non ti concedono a pagamento nemmeno un banale protettore gastrico come il Pantoprazolo o un antibiotico intestinale per fronteggiare alla svelta una diarrea virale.
Con la ricetta paghi solo il ticket, vero, ma chiunque segue una terapia sa che al banco paga spesso decine di euro per il 'caro ticket', inoltre per un professionista o artigiano fare la fila per un'ora dal medico comporta una perdita maggiore del costo dei medicinali stessi. E poi i mass media si allarmano denunciando che sempre più persone rinunciano a curarsi? Tutto questo, infine, ricade inevitabilmente sull'affollamento nei Pronto Soccorso: se una persona accusa malore o dolori che fa consulta l'orario del medico e se è chiuso rimanda al giorno dopo? No, corre al Pronto Soccorso e si mette in coda al semaforo, che ora va dal bianco, al verde, al giallo al rosso. Chissà se avremo, a breve, innovamenti in materia sanitaria e assistenziale, visto il costante aumento del numero degli over 65 e la corsa dei Medici alla meritata pensione? Dobbiamo affidarci alla speranza.
Massimo Guerrini, Modena

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