Gentile direttore,
Abbiamo letto attentamente l'intervento della Consulta Popolare Modena e non possiamo nascondere il nostro turbamento.
Nel loro comunicato si legge di aver chiesto che il dolore del 16 maggio 'non venisse trasformato in odio, che una tragedia non fosse usata per alimentare razzismo, islamofobia, propaganda securitaria o altre forme di strumentalizzazione politica'.
Ci chiediamo, molto semplicemente, che cosa significhi tutto questo nel concreto.
Significa forse che non si possa discutere delle cause di quanto accaduto? Significa che non si possano chiedere maggiori controlli sul territorio, una presenza più efficace delle forze dell'ordine o misure adeguate per prevenire episodi analoghi? Se queste richieste vengono liquidate come 'propaganda securitaria', allora siamo di fronte a un pericoloso ribaltamento della realtà, che vuol coprire responsabilità e infangare la figura delle vittime.
Ancora più grave è l'insinuazione che chi chiede sicurezza stia alimentando odio. Dove sarebbe questo odio, di grazia? Noi vediamo cittadini che chiedono semplicemente di poter vivere in pace, di chiamare le cose con il loro nome e di affrontare i problemi senza filtri ideologici. Questo non è odio: è la legittima richiesta di sicurezza e di verità.
A questo punto, l'interrogativo sorge spontaneo: il gesto di El Koudri come lo classificherebbero loro?
Perché allora delle due l'una: o i marziani stanno da questa parte o dall'altra.Riteniamo che il vero travisamento della realtà consista proprio nel voler sostituire il confronto sui fatti con slogan ormai privi di credibilità. È questa narrazione a risultare irrispettosa nei confronti della povera signora Esposito, che non ha fatto altro che passeggiare tranquillamente per la sua città in un normale sabato pomeriggio.
Se si vuole onorarne la memoria nei fatti, ci si concentri sulla ricerca della verità, sull'accertamento delle responsabilità e sulle misure necessarie affinché tragedie simili non si ripetano. Tutto il resto rischia di essere un esercizio retorico che non rende giustizia né alla vittima né ai cittadini.
C'è poi una domanda che merita una risposta, non annunci pubblicitari: gli episodi come quello avvenuto a Modena, statisticamente, si distribuiscono in modo uniforme tra tutti i contesti culturali e ideologici oppure presentano caratteristiche ricorrenti? Se esistono dati, si abbia il coraggio di discuterli con serietà, senza preconcetti e senza censure. Ignorare la realtà non significa combattere la discriminazione, equivale semplicemente a rinunciare a comprenderla.
Il continuo ricorso a formule come 'odio', 'islamofobia' e 'propaganda securitaria' ogni volta che qualcuno pone domande scomode finisce per impedire qualsiasi confronto autentico.
Chi oggi chiede sicurezza non è un propagandista. È un cittadino che pretende che le istituzioni sappiano prevenire ciò che è prevenibile e chiamare i problemi con il loro nome.
Se davvero la Consulta Popolare Modena vuole rispettare la memoria di Monica Esposito, chieda insieme a tutti noi verità, giustizia e prevenzione. Diversamente, il rischio è che le parole sostituiscano ancora una volta i fatti. E le conseguenze, purtroppo, potrebbero ricadere su altre persone innocenti.
'La libertà è partecipazione, ma senza legalità non può esistere vera libertà.' (giudice Paolo Borsellino)
Maria Giovanna Gavioli e Cesare De Benedittis



