Sto leggendo i suoi editoriali sul sindaco Mezzetti e sulla sua presunta volontà di scardinare l'establishment piddino modenese, presente dalla notte dei tempi.
Non le nascondo la mia meraviglia nel constatare che si veda nel primo cittadino un elemento di rottura. Assistiamo, infatti, al solito autoritarismo da nomenclatura bolscevica, che zittisce il pensiero contrario sui temi etici, sociali e legati alla sicurezza. Tutto questo ha portato la città ad essere sempre più sciatta, insicura, popolata da non desiderabili e pervicacemente intenzionata a silenziare chi, seppur civilmente e con le dovute autorizzazioni istituzionali, vuol raccontare un'altra storia in merito all'educazione scolastica, alla preziosità della vita umana e all'identità italiana.
Negli atti autocratici a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, palesemente in collisione con gli articoli 11 e 21 della nostra Carta Costituzionale, io non vedo alcun elemento di rottura con il passato, ma piuttosto un deragliamento peggiorativo di certe posture a cui eravamo, nostro malgrado, abituati.
Se il primo cittadino invoca la pulizia di certe partecipate, non è in alcun modo sinonimo di voglia di cambiamento, anche perché determinate affermazioni sono giunte postume allo scoperchiamento del vaso di Pandora.
Questo, inoltre, è solo uno dei temi caldi da risolvere in città, mentre su tutti gli altri Mezzetti ha fatto orecchie da mercante o proposto soluzioni da manuale della barzelletta.
Poiché un po' di politica la faccio anch'io, posso testimoniare che, soprattutto quando si è degli esterni, si fa di tutto per farsi notare, e quindi si costruisce la ribalta anche attraverso improbabili colpi di ariete da infierire al sistema.
Forse a causa della mia professione, sono abituato a vedere le cose a 360 gradi, dunque sono fortemente convinto che i cambiamenti veri travalichino i proclami.
Con l'auspicio che voglia accettare il contraddittorio, le porgo i sensi del mio rispetto.
Gerardo Di Girolamo - Modena
Grazie della sua lettera e della fiducia accordata al nostro giornale. Al di là delle posizioni sui temi etici, mi pare che il nocciolo del Sistema di potere che grava da 80 anni a questa parte su Modena sia da ricercare nella connessione tra potere economico, partiti di centrosinistra e istituzioni. I mondi imprenditoriali (sempre gli stessi, cooperativi ma non solo) sostengono l'amministrazione, l'amministrazione si appoggia a queste imprese (pur nella correttezza formale degli atti, i risultati ripetitivi degli appalti pubblici ne sono la riprova), le istituzioni vengono occupate, attraverso nomine chirurgiche, da una girandola di nomi che si ripete, e in questo modo controllato e controllore siedono spesso allo stesso tavolo.
Stante questa fotografia, il ruolo del nuovo sindaco Massimo Mezzetti può essere elemento di rottura? Ammetto che nello sperarlo coltivo una buona fetta di illusione, ma alcuni elementi di discontinuità mi paiono evidenti, dal rapporto con la multiutility Hera al tema urbanistico. In assenza di una opposizione di centrodestra né pronta né desiderosa di costruire una vera alternanza (su questo penso si possa serenamente convenire), l'unico modo per aprire qualche finestra nella roccaforte modenese mi pare poggi su un sindaco per la prima volta in evidente contrasto con il partito di governo. Questo contrasto è funzionale alla carriera stessa di Mezzetti o alle sue ambizioni personali? Forse, ma per l'eterogenesi dei fini ci si potrebbe accontentare.
Giuseppe Leonelli

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