Tasse, tasse e ancora tasse, accompagnate da qualche tentativo di riforma del mondo del lavoro e della pubblica amministrazione che hanno avuto come unico risultato quello di scontentare tutti: industriali, sindacati, cittadini pensionati. In questo si può riassumere l'azione del tanto invocato governo Lega M5s, a 13 mesi dal suo insediamento.
Gli italiani, i modenesi , gli emiliani sono chiamati a continui sacrifici senza che sia visibile alcun risultato positivo. Il debito pubblico non è mai aumentato tanto come da quando abbiamo il governo Salvini Di Maio che avrebbe dovuto salvare l'Italia. La nazione continua ad essere malata e la tanto promessa guarigione diventa sempre più un miraggio al quale sempre in meno credono.
In questa situazione disastrosa tuttavia delle soluzioni sarebbero possibili. A patto di accettare un presupposto: le cose non possono più funzionare come prima. Non è possibile ristabilire le condizioni vigenti prima della crisi. Il mondo è cambiato, l'economia è cambiata e di conseguenza anche l'Italia deve cambiare. Noi federalisti autonomisti indipendentisti e chi si riconosce abbiamo ben chiaro questo fatto. Siamo gli unici che abbiamo portato sul tavolo della politica e delle riforme alcune proposte di rinnovamento radicale che potrebbero veramente risolvere gran parte dei problemi che ci attanagliano.
E forse in questo hanno origine gli assordanti silenzi che riceviamo come violenti attacchi attacchi che ha che riceviamo dagli organi d'informazione.Noi indipendentisti autonomisti federalisti spesso dotati di intelligenza lucida e prospettica, abbiamo una strategia per aggredire il problema basilare del debito pubblico italiano. Si tratta di regionalizzare il debito. In altre parole ogni Regione italiana si deve assumere il carico di una parte del debito pubblico nazionale in proporzione alla propria popolazione, con l'obiettivo di farlo calare o, in alternativa, di sopportarne gli oneri. È ovvio che questa soluzione, che imporrebbe alle regioni una gestione virtuosa dei propri soldi pena il tracollo del bilancio, per avere senso e poter essere applicata deve essere preceduta da una radicale riforma istituzionale che assegni alle Regioni stesse una estesa e reale autonomia. Alle Regioni deve essere dato pieno potere fiscale, al posto e non in aggiunta a quello dello Stato centrale, devono godere di ampie libertà nel campo delle contrattazioni sindacali e del lavoro, e devono gestire il welfare e i servizi sociali in base alle proprie esigenze e secondo la propria cultura, impedendo che subiscano una deriva nel campo del paternalismo o peggio del clientelismo.
È possibile una simile riforma dello Stato?
La spinta può venire solo dal basso. Possono essere solo i popoli a prendere in mano il loro destino e a imporre alla politica e ai governi quelle soluzioni, che pure esistono, necessarie a risollevare socialmente ed economicamente l'Italia.
La soluzione è una sola: rendere le Regioni responsabili delle spese e dei debiti dello Stato.
Stefano Bellei



