Il tema di come mantenere le persone a vivere nelle località di montagna è molto delicato, ma una cosa è certa: se ci sono lavoro e servizi la gente resta instaurando un circolo virtuoso, se mancano, la gente se ne va instaurando un circolo vizioso. E allora riflettiamo su quanto è accaduto oggi.
E’ bastata una normale nevicata per collassare tutta la viabilità della montagna; e allora qualche riflessione occorre farla. Il problema del nostro Appennino non è solo quello (straordinariamente importante) dell’ospedale.
Tra i tanti, c’è quello della viabilità; ma come è possibile che per arrivare a Pievepelago si impieghi tanto tempo quanto per attivare a Trento? Come è possibile che la Nuova Estense non si sia mai riusciti a farla arrivare a Pavullo? Come è possibile che si costruiscano ceramiche in montagna (che danno tante possibilità di lavoro) e non ci sia una strada adeguata al transito dei camion? Come è possibile che non ci sia una tangenziale di Pavullo?
Come è possibile che ci sia un ponte (Strettara) con galleria senza le strade di collegamento? Come è possibile che i Carrai, poche centinaia di metri, costituiscano un così grave ostacolo alla comunicazione? Come è possibile che due fiocchi in novembre (evento quanto mai ordinario, almeno nel passato) blocchino tutto l’Appennino?
Come è possibile che anche l’Anas sia impreparata di fronte ad un evento ampliamente previsto?
Qualcuno sa rispondere? Ma se le risposte non saranno adeguate, non si dica che c’è una politica a sostegno dell’Appennino. Il resto sono chiacchiere...
Franco Fondriest
(1).jpg)
