Carpi è infestata e sconvolta da una gang di teppisti dediti alla delinquenza e violenza. È l’evoluzione delle baby gang del centro storico di cui si parla da anni.
Le baby gang esistono da molto tempo nelle grandi città. Sono spesso composte da giovani stranieri figli di famiglie integrate, ma contrari all’integrazione. Che trovano nella violenza gratuita il modo di contrastare la scelta dei genitori, dei nonni, di integrarsi in un nuovo Paese. Certi dell'impunità e in aperta sfida con le forze dell'ordine. La propensione alla violenza viene enfatizzata dall’effetto combinato di droghe e alcool. Pare che i balordi di Carpi utilizzino una miscela di alcool e antidepressivi, che combinati danno effetti simili all’eroina. Facendo perdere la coscienza: quella critica, quella morale.
Nelle varie cronache e interviste giornalistiche e televisive la gang è sempre stata definita come composta da 8/10 extracomunitari. Ma è così? No, ma si cerca di farla passare così. Perché l’aspetto etnico ha una forte presa sull’immaginario collettivo, specie in campagna elettorale: così per la gente è la “gang degli extra” da espellere seduta stante a calci laggiù.
Invece la gang è mista, perché ci sono giovani italiani che vedono in questa ribellione un esempio da imitare e si aggregano ad essa. Ma non si può dire, o quantomeno strillare. In un confronto/scontro avvenuto proprio ieri su Facebook, la candidata Sindaco 5 Stelle di Carpi ha accusato i giornali di “nascondere” notizie simili laddove riguardino gli italiani. Biasimata (eufemismo) dai fanatici del “biglietto di solo ritorno”, è stata anche criticata – e a tratti dileggiata - da una pubblicista novese, scopertasi esperta di cronache e statistiche giudiziarie, e da una giornalista carpigiana.
La stessa giornalista che oggi, però, sul suo quotidiano, scrive che la gang di Carpi sarebbe composta da giovani di origine italiana e straniera e che sarebbe già stato controllato un sospettato di origine avellinese. Lo scrive con caratteri piccolissimi e inchiostro simpatico. Perché è questo il punto: se la “gang degli extra” viene sbandierata a reti unificate a livello nazionale, la “presenza di italiani” finisce solo nel corpo dell’articolo, neanche in un sommario o un occhiello, nella pagina locale di un giornale locale.
Come mai? Lasciamo da parte la retorica politica. Forse si tratta di una forma di esorcismo collettivo. Nell’immaginario di tutti la “gang degli extra” diventa automaticamente un problema sociale che non è colpa di nessuno, che è motivato solo da differenze etniche, nel senso di linguistiche, culturali e religiose, e quindi facile da risolvere: con l’espulsione degli inadattabili.
Magath
(1).jpg)

