Ma torniamo alla strategia. Abbiamo iniziato una guerra voluta e cercata dall’America per ridurre la capacità d’influenza economica e militare della Russia. Inutile riproporre la storia delle due rivoluzioni arancioni finanziate dalla CIA per loro stessa ammissione, del programma politico di Zelensky che prevedeva l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, del potenziamento dell’esercito di Kiev a spese del Pentagono con anche laboratori batteriologici. Putin ha pensato di risolvere la questione secondo il suo personaggio di uomo forte e vincente invadendo l’Ucraina e illudendosi d’essere accolto come il liberatore da un governo nazista. Le informazioni potevano creare questo scenario, ma Putin non ha fatto i conti di quanto l’Occidente avesse affascinato una delle popolazioni più povere d’Europa e quanti ucraini serbino rancore verso Mosca per i milioni di morti uccisi da Stalin e il trattare Kiev sempre come una “dependance” senza un suo futuro.
Quello che tutti oramai hanno compreso di questo conflitto, è che nessuno vuole fare un passo indietro e le guerre finiscono sempre con un vincitore e un vinto. Non dimentichiamolo. La strategia di Putin è quella di tirarla alla lunga e arrivare fino alle nuove elezioni presidenziali americane; quella statunitense di oggi, con Biden e democratici al potere, di chiuderla al più presto, perché fra due anni e mezzo i vari Blinken e Pelosi torneranno a casa.
Tutto ciò mette davvero in pericolo il mondo intero, perché se Mosca dovesse vedere attaccata seriamente e conquistata la Crimea, suo territorio sovrano, o vedere gli armamenti della NATO davanti ai propri confini, la guerra farebbe un balzo in avanti con l’utilizzo dell’atomica. Ma gli strateghi del Pentagono e i consiglieri di Biden hanno pensato a come uscire da questa palude mortale? Stretti nelle loro divise stracolme di nastrini colorati, hanno davvero creduto che la Russia di Putin, pressata da armi e sanzioni, sarebbe tornata a casa con la coda tra le gambe? Hanno davvero potuto immaginare che il Paese più grande al mondo e con tutte le materie prime in abbondanza avrebbe scelto la sconfitta per non morire di fame?
Visto che siamo agli sgoccioli della nostra campagna elettorale, qualche leader vuole informarci su cosa dobbiamo attenderci nei prossimi mesi e forse anni?
Massimo Carpegna
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