Antonio Tajani, già sfiduciato dalla famiglia Berlusconi e oggi oggettivamente imbarazzante sulla crisi del Golfo, sta diventando un problema per Forza Italia. Serve però al Pd: che così non rischia il drenaggio di voti. E serve a Giorgia Meloni: perché un alleato debole e incapace di crescere è perfetto per gli equilibri a destra. Il partito continua così a restare sotto il suo potenziale elettorale. Tra congressi che finiscono sempre per acclamazione e un tesseramento che racconta più le lotte interne che una vera espansione politica.
Oltre 1300 tessere solo a Modena: un numero enorme per un partito che alle ultime regionali ha preso circa un decimo dei voti del Pd. Che conta circa 4500 iscritti ma con una rete di circoli e militanti radicata da sempre. Il dato dice molto: il tesseramento azzurro è diventato soprattutto uno strumento di regolazione dei rapporti di forza interni. Perché, al netto degli organigrammi delle segreterie - pieni di esperti e figure dai curricula spesso invidiabili - la politica reale si riduce sempre agli stessi nomi: Antonio Platis e Piergiulio Giacobazzi prima di tutto, con Michele De Rosa, Giovanni Gidari e Bruno Rinaldi a fare da contorno nelle dinamiche interne - soprattutto per litigare conto terzi.
Per anni il meccanismo modenese è stato semplice: spartirsi il poco spartibile, sempre e solo politicamente parlando: Giacobazzi sul capoluogo e sulle liste parlamentari, Platis alla Provincia e sulle regionali.
Un equilibrio fragile ma funzionale. L’intesa si rompe quando Giacobazzi, declassato nelle politiche, decide di rompere il patto e di correre alle regionali, dove raccoglie circa la metà dei voti di Platis. Da lì la convivenza diventa guerra fredda permanente.Oggi Giacobazzi, rivolgendosi evidentemente a Platis dai suoi social, rivendica un’attività consiliare. I numeri esistono: una quarantina di istanze solo negli ultimi due anni. Ma scorrendo gli atti emerge un fatto evidente: moltissima amministrazione minuta e pochissima politica. Parcometri, rifiuti, pavimentazioni, parcheggi, manutenzioni. Temi legittimi - si dice sempre che ai cittadini interessino le buche nelle strade - ma raramente capaci di aprire un vero conflitto politico.
Le eccezioni sono sempre le stesse: immigrazione, rom, sicurezza urbana. Titoli assicurati. Mancano però gli affondi sui dossier più sensibili: aMo, Fondazione, tensioni tra il sindaco Massimo Mezzetti e il Pd, specie sui grandi temi urbanistici.
Attività amministrativa abbondante, quindi, ma con uno spessore politico parziale.
Platis invece gioca un’altra partita. Non avendo la visibilità del consigliere del capoluogo deve conquistarsi la stampa centimetro dopo centimetro. E allora fa quello che sa fare: arrivano esposti, segnalazioni, dossier scomodi. Una strategia che inevitabilmente irrita il potere locale e espone l'azzurro a contrattacchi continui.
Due metodi opposti. Due idee diverse di opposizione. E un partito che, mentre litiga su tessere e congressi, continua a restare sotto la soglia che gli permetterebbe davvero di contare. Perché forse, in fondo, questo equilibrio conviene a più di qualcuno.
E non solo a sinistra: perché alla fine di tutto il vero vincitore sarà Enrico Aimi, quando chiuderà la sua esperienza al Csm.
Magath
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