Direttore, a me sembra che la pentola della società stia bollendo un nuovo minestrone che lega una serie di verdure sulle quali val la pena riflettere. Si sa anche i preparati più normali riservono sorprese perche non si conoscono le reazioni: ci sono allergie e contrasti difficilmente prevedibili. Insomma mentre il fermento sulla politica e dintorni ormai ha saturato oltre misura la sopportazione il 'ribollir dei tini' porta alla nostra attenzione il fenomeno della inciviltà giovanile nelle forme più tragiche.
Mi limito a due avvenimenti: a Bologna due ragazzi, 18 e 19 anni, alla vista dei carabinieri invertono la marcia e fuggono schiantandosi contro un palo e decedendo; quattro minorenni della nostra montagna - Palagano e Prignano - scoperti a rubare auto per divertirsi feriscono un carabiniere per fuggire.
Sorgono domande non certamente esauribili coi commenti svenevoli e di bassissimo livello intellettuale - inteso come banalita di circostanza. Un noto socio-psicologo ci sottopone un terribile giudizio-riflessione: è il fallimento educativo. Allora non è giunto il momento di riprendere il percorso duro delle regole da far rispettare a cominciare dalla famiglia? È troppo dire di smetterla con la litania dei bravi ragazzi violentati dalla società con genitori che picchiano gli arbitri per una partita di calcio, che menano l'insegnante che vieta il telefonino, che risolvono il problema della libertà concedendo tutto senza controllo?
È solo una modesta e amara riflessione sul senso di responsabilità, sul rispetto dei ruoli e sulla necessità di non dare ad altri le proprie colpe. Vale la pena riflettere, ritornare alla umiltà del duro lavoro di educatori. Senza alcuna superficialità e sfrondando la propria mente dalla idea che con una predica si risolva il problema. I ragazzi sono il futuro e, per natura. il prodotto che si fa crescere lo troveremo in pochi anni a riempire la società: anche in un paese di vecchi come siamo non possiamo alzare le spalle o alzare il dito accusatote. Sentiamoci un po' colpevoli e aiutiamo con intelligenza a correggere il senso di marcia: il lavoro è di tutti.
Paolo Cristoni
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