Un’interrogazione in Consiglio comunale di FdI riporta alla ribalta lo scandalo della Fondazione di Modena, sul quale fin dall’inizio mi ero espressa sull’opportunità che Presidente e altri inadeguati controllori, per sei anni gabbati da un dipendente infedele, si dimettessero, quantomeno per rispetto verso i modenesi che gli avevano affidato in custodia il “tesoretto della Città”. Ma ho dovuto amaramente constatare che i “nostri eroi”, tetragoni a qualsiasi richiamo di carattere morale, continuano imperterriti a governare l’ente come se non fosse accaduto nulla di grave. Vedi la pubblicazione del bando per il 2026 e l’approssimarsi dell’approvazione delle modifiche di statuto suggerite dall’ACRI, che, ahinoi ci regaleranno la beffa di vedere autoprolungarsi le cariche di Presidente e componenti del Consiglio di indirizzo per ulteriori due anni. La Fondazione di Carpi docet
E l’interrogazione cosa ha partorito di nuovo? Nulla o quasi. L’opposizione, rifacendosi allo scandalo AMO, invoca conseguenze analoghe per amministratori e controllori inadeguati della Fondazione, mentre la maggioranza è bloccata nella vigile attesa, non osando esporsi di più che nel riconoscimento della gravità dei fatti e ricorrendo al mito dell’ente di diritto privato come argomento della sua paralisi.
Storia quest’ultima che potrebbe anche reggere se non fosse arcinoto (parola di un infiltrato) che anche il Presidente del CdA, ad eccezione del primo che fu di nomina bancaria, è sempre molto, ma molto “gradito” al sindaco di turno. Non è forse stato così per Landi, poi per Cavicchioli e infine per Tiezzi? Proprio per questo motivo solo un forte esercizio di pressione etica da parte del sindaco su costoro potrebbe essere risolutivo. Ma dubito che lo sentiremo.E la Fondazione? Continua nella sua silenziosa “riservatezza” da nobildonna offesa dai pettegolezzi di amiche invidiose, che trova nelle posizioni neutre (il Comune nel caso della Fondazione) il punto di maggior forza per negare una penosa verità fin oltre i limiti della ragionevolezza.
Accertata la cifra finale dell’ammanco, accertato il protrarsi di sei lunghi anni dei prelievi, accertati gli 810 bonifici passati inosservati, possibile che tra quasi una trentina di componenti tra Consiglio di Amministrazione e Consiglio di Indirizzo non vi sia proprio nessuno che non senta un benchè minimo senso di colpa da indurlo ad un gesto di dissociazione da chi insiste a mantenere lo status quo. Neanche un cattolico osservante, che dovrebbe avere come faro della vita le virtù cardinali, che poi sono le virtù naturali? Certamente la fortezza, il coraggio, oggi, è una forza smarrita, cosi come la dignità.
Maria Grazia Modena, consigliere comunale e capogruppo della Lista civica “Modena x Modena”
(1).jpg)

