Risposta alla lettera del collega in pensione sulla professionalità degli autisti
Spettabile Redazione,
ci riteniamo costretti a intervenire perché, come Orsa Trasporti, veniamo chiamati direttamente in causa dalle riflessioni dell’ex collega. È però doveroso ristabilire la verità dei fatti: oggi l’Orsa rappresenta la maggioranza degli autisti, eppure viviamo la paradossale situazione di un’azienda che si ostina a non riconoscere le nostre RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali).
Questa chiusura impedisce un dialogo costruttivo e fa sì che le nostre proposte sulla sicurezza e l’organizzazione del lavoro rimangano inascoltate. Una situazione di stallo che l’azienda protrae nonostante la chiara pronuncia della Corte Costituzionale n. 158 del 2025, che ha ribadito il diritto alla rappresentanza per le organizzazioni che, come la nostra, sono effettivamente rappresentative della volontà dei lavoratori.
Entrando nel merito ribadiamo che nessuno in Orsa giustifica manovre azzardate. Ma occorre onestà intellettuale: 'ai tempi' dell’ex collega i percorsi erano consolidati e l’affiancamento era una colonna portante. Oggi, i nuovi conducenti affrontano linee che cambiano continuamente, in un traffico quintuplicato, senza il supporto di un navigatore satellitare di bordo (strumento che la nostra Segreteria chiede invano da anni).
Il collega ci invita a pretendere standard elevati.
Noi lo facciamo quotidianamente, ma il nostro grido d'allarme viene ignorato perché l’azienda preferisce la chiusura legale al confronto con il sindacato che ha la maggioranza tra i lavoratori. Se le criticità che segnaliamo (manutenzione, formazione, strumenti) vengono ignorate negando i diritti sindacali, la responsabilità dei disservizi non può essere scaricata sui lavoratori.Non è una questione di 'difendere sempre e comunque'. Noi difendiamo il diritto di un operatore a non essere l’unico capro espiatorio di carenze strutturali. Oggi si richiede una responsabilità enorme a chi guadagna meno di 1.400 euro al mese, operando in un clima di tensioni e aggressioni che un tempo erano rarissime.
Alzare l’asticella della dignità significa investire seriamente nella formazione e nella qualità dei mezzi, non limitarsi ai richiami disciplinari. Difendere la categoria significa pretendere che l'azienda metta ogni conducente nella condizione di operare al meglio.
Caro collega, la sicurezza dei cittadini è la nostra priorità assoluta. Ma per garantirla servono investimenti reali e il riconoscimento di chi rappresenta la maggioranza dei lavoratori in prima linea, nel rispetto dei principi costituzionali recentemente riaffermati.
La dignità si dimostra al volante, ma si costruisce con un’organizzazione aziendale che rispetti chi lavora e chi ha il mandato di rappresentarlo.
Luigi Sorrentino
Segretario Regionale Orsa Trasporti Emilia-Romagna
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