Senza entrare troppo nei tecnicismi, diciamo solo che i trend reali sembrano essere diversi. E come hanno mostrato le ultime elezioni, ci potrebbero essere grosse sorprese all'ultimo, specie se la gente assocerà a Draghi e ai profeti della sua Agenda le cattive sorprese in corso e in arrivo a settembre, fra energia e inflazione. E se qualcuno avrà finalmente il coraggio di parlare chiaro su Russia e Ucraina. Ci sarà poi il duello finale Letta-Meloni, che potrebbe spostare non poco, come ai tempi dei Berlusconi-Prodi. Specie se Letta dovesse uscirne con le ossa rotte.
Ecco che diventa concreta la possibilità di una Meloni vicina al 30%, con la Lega sul 12% e Forza Italia che supererà molto difficilmente il 5% - vista l'assenza di Berlusconi dalla scena politica reale, la concorrenza interna dei cespugli e quel certo timore che comunque i forzisti preferiscano Draghi alla donna e mamma Meloni, e possano tradire dopo il voto, riunendosi al PD come auspicato da Calenda.
Sul polo opposto la campagna di Letta è oggettivamente fiacca se non controproducente - come i video in lingua straniera a scimmiottare la Meloni. E quando i suoi parlano fanno danni - vedi la proposta di aumentare gli stipendi ai professori. Fra le liti ai coltelli di Roma e i candidati giovanissimi che si sono rivelati dei boomerang, il PD potrebbe sorprendere in negativo, assestandosi come nel 2018 ben sotto al 20%.
Di certo non passerà lo sbarramento del 3% la lista Sinistra+Verdi, vista la concorrenza di altre liste meno poltronare, ma soprattutto perché la vera sorpresa sarà il Movimento di Conte, unico oggettivamente coerente da quella parte, che continuando così potrebbe davvero superare il PD.
Fuori dai giochi le liste no-vax, relegate a numeri da prefisso telefonico fisso. E al limite della soglia di sbarramento anche Calenda, che ormai pare avere sparato tutte le cartucce e da diversi giorni non fa che twittare a caso.


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