In questo suo essere sempre e solo figlio di questa sub-cultura malata della sinistra antagonista.
Una sinistra violenta, questa di piazza.
Nell’ottica della rage against the machine della quale tutto giustifica la violenza.
Soprattutto quella contro - meglio se inermi - poliziotti e carabinieri, da sempre visti come servi del padrone.
Sono immagini vergognose, quelle di ieri sera. Che un paese civile non merita di vedere.
E che dovrebbero far riflettere sul fatto che questi, esattamente questi, sono i centri sociali che tanti cattivi maestri difendono a spada tratta.
Persone, queste, che i centri sociali frequentavano in prima persona e che, una volta ripulitisi a livello d’immagine, ancor oggi santificano gli stessi, rilasciando dichiarazioni in perfetto stile gauche caviar.
Nel tentativo - questo è il punto - di far credere che siano meritevoli luoghi d’aggregazione, quando non addirittura d’arte e di cultura e non vere e proprie fabbriche d’odio e d’illegalità. Non ci può essere nessuna vera aggregazione, né men che meno ci possono essere arte e cultura, fuori dalla legalità.
La legalità è la base del vivere civile. A prescindere dalla soggettiva visione che del vivere civile si abbia. E alla base della legalità non ci può non essere il rispetto in primis di tutti coloro che, vestendo la divisa, servono - in senso alto, anglosassone - lo Stato.
Non è pensabile assistere ancora una volta a preordinate scene di guerriglia urbana travestite da preteso diritto costituzionale di manifestare liberamente le proprie idee.
Non sono cosa, i picchiatori di sinistra, che questo paese possa tollerare più oltre senza usare l’unica parola che si impone in questi casi: è di delinquenti veri che sta qui parlando.
Che dovrebbero essere in primis isolati dal punto di vista politico.
Non capire questo significa avere a propria volta nel proprio Dna la violenza di strada quale arma politica.
Il resto, tutto il resto, è infinita tristezza.
Guido Sola
Foto Agenzia Nova
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