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Bene la Street Art, ma spingiamo acceleratore sulle grandi mostre

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Se il 2019 è l’anno di Leonardo, il 2020 è quello di Raffaello Sanzio da Urbino e intorno a lui ruota tutto un mondo fatto di lettere, musica, politica


Bene la Street Art, ma spingiamo acceleratore sulle grandi mostre

Leggo oggi dell’ipotesi indicata dall’assessore alla Cultura Bortolamasi di una Modena che rappresenti un porto franco per gli artisti di strada. Insieme all’Istituto dei Beni Culturali della Regione, il Comune ha avviato un percorso per studiare e valorizzare questa forma d’arte e l’intenzione di Bortolomasi è anche quella di portare a Modena la mostra itinerante “Unlock Book Fair”, fiera che tratta i vari temi legati al ”Murales”.

Per quel che può valere la mia opinione, l’idea non mi dispiace, se può portare turisti e curiosi nella nostra Città e aprire una finestra che consenta la circolazione di aria nuova e fresca sul piano culturale.

Ho vissuto negli Stati Uniti, a Miami, dove intere facciate di palazzi esibiscono “murales” abbaglianti per la grandiosità dell’opera, l’esplosione di colori, la qualità grafica di prim’ordine e anche per la presentazione di alcune immagini significative legate alla questione cubana.

Non sono, quindi, contrario a questo esercizio artistico, purché la “tela muraria” scelta, sia messa a disposizione e non si vada ad intaccare la proprietà, sia pubblica che privata, senza le dovute autorizzazioni.

Sempre negli Stati Uniti, e a tale riguardo, la giustizia non ha tolleranza: gli artisti di strada, che utilizzano superfici senza averne il permesso, sono di solito condannati al ripristino delle tinteggiature a loro spese e, se non sono in grado economicamente, posano lo spray per stringere la pennellessa. Quel “porto franco” mi preoccupa e non vorrei che qualche ragazzotto, preso dall’estro, si mettesse a colorare pareti e intonaci seicenteschi nel segno della libertà espressiva. La cosa non dovrebbe stupire più di tanto: a Torino, la giunta di sinistra per analoga manifestazione, ha scelto come “tela muraria” i muri originali di cinta della “Villa Tesoriera”, edificio barocco costruito tra il 1713 ed il 1715. Oggi sono un monumento al degrado.

Altra riflessione che suggerisco è che, a differenza dell’America, l’Italia conta gli anni della propria storia in millenni e ogni arte, delle 6 indicate nella Grecia classica, qui ha trovato gloria e i suoi esponenti di maggior rilievo, tant’è vero che alcuni considerano il nostro Paese un immenso museo a cielo aperto.

Dico questo perché, se esiste una nazione che non sa valorizzare il proprio patrimonio artistico, quella è l’Italia. Veniamo a Modena con un esempio di ciò che propongo alla discussione. Il 2019 è l’anno di Leonardo da Vinci, forse il genio più grande e universale che abbia prodotto la nostra civiltà. Cosa abbiamo offerto ai modenesi per ricordarlo? Sei conferenze promosse dall’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti. Interessantissime, ma rivolte ad un pubblico limitato. Certo non si poteva competere con Milano, ma il Museo della Scienza e della Tecnologia della città meneghina, tra le diverse iniziative, ha proposto dal 19 luglio al 13 ottobre la mostra “Leonardo da Vinci Parade” con gli spettacolari modelli assemblati negli anni Cinquanta, che realizzano i disegni del Genio. Era impossibile ospitarla a Modena a partire da dicembre? Suppongo che per i concittadini, anche senza istruzione accademica, sarebbe stata una splendida occasione conoscere maggiormente le invenzioni di Leonardo, osservando il suo “sommergibile” o il “carro armato” o le “macchine volanti” a grandezza naturale.

In conclusione, gentile assessore Bortolamasi, nulla da obiettare sulla “Street Art”, ma spingiamo l’acceleratore anche sulle grandi mostre, sui cicli di conferenze storiche, sui progetti culturali di ampio respiro che coinvolgano su un tema scelto i vari soggetti istituzionali e le associazioni. Se il 2019 è l’anno di Leonardo, il 2020 è quello di Raffaello Sanzio da Urbino e intorno a lui ruota tutto un mondo fatto di lettere, musica, politica… che può essere affrontato. Ritengo che il ruolo di chi può influire sulla crescita di una comunità, come i giornali, la scuola, le istituzioni..., sia quello educativo di proporre soggetti via via sempre più elevati e complessi. Caldeggio quindi, vivamente, il suo impegno anche in questo senso.

Massimo Carpegna



Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Direttore d'orchestra compositore con partitu..   Continua >>


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