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E l'ex ribelle Miana intervista Damilano sulla 'fine della politica'

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Miana, acerrimo nemico del duo Sitta-Pighi, smise di contrastare la giunta Pd di Modena. Nel 2015 la sua società ottenne un incarico da 800mila euro


E l'ex ribelle Miana intervista Damilano sulla 'fine della politica'


Partecipatissimo incontro ieri alla Festa dell'Unità di Ponte Alto per la presentazione del libro di Marco Damilano (direttore de L'Espresso) Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia. A intervistare l'autore l'organizzatore stesso del programma culturale della Festa Pd, Marco Miana.

Tutti ricordano come Miana, acerrimo nemico del duo Sitta-Pighi, smise improvvisamente di contrastare la giunta Pd di Modena abbandonando Modena Attiva. Non fu la Fine della politica, come racconta Damilano, ma fu certamente la Fine di Modena Attiva.
Nel 2015 venne assegnato alla società di cui era consigliere delegato Mismaonda un incarico da 800mila euro per la realizzazione dei Giardini del Gusto in occasione di Expo. Giardini che ebbero la supervisione di Massimo Bottura che ne fu coordinatore artistico, ma che non ebbero un grande successo di pubblico.


Peraltro proprio quella spesa provocò un buco consistente nel bilancio della Camera di Commercio portando (insieme ad altri elementi legati alla crisi Cna) alle dimissioni di Re Sole Maurizio Torreggiani.
Sotto l'intervista a Prima Pagina dello stesso Marco Miana. Era il 22 agosto 2015.
Un attimo di verità...




Miana, partiamo dalla genesi del progetto. Molti hanno criticato il fatto che alla sua società sia stata assegnata la gestione del progetto senza bando. Come risponde?
«Il problema non sussiste perchè Misamaonda è una impresa privata che ha presentato un progetto ispirato da Massimo Bottura, nell’inverno 2013, alle istituzioni preposte alla valorizzazione del settore agroalimentare. In particolare Famo e Palatipico. Queste realtà non hanno nel loro statuto l’obbligo di fare bandi e quindi hanno fatto una assegnazione diretta alla nostra impresa che da anni produce eventi culturali di qualità in Italia e all’estero» .
Veniamo alla cifra. Ottocentomila euro per una rassegna di 150 giorni. Per alcuni sono troppi.
«Parliamo di 630mila euro netti. Il festival della letteratura di Mantova dura 4 giorni e costa un milione e mezzo, così come tutti i festival di caratura nazionale. Chi contesta un contributo di 630mila euro a fronte di una programmazione quotidiana di questa qualità, con tutte le spese a nostro carico, o è in malafede o semplicemente disinformato».
Altra critica è quella legata al ruolo di Bottura. Va bene la centralità della sua figura nel settore alimentare, ma non le pare che allo chef modenese l’amministrazione abbia delegato il settore culturale con eccessiva disinvoltura?
«Ho grande stima di Massimo. Bottura porta nel mondo la modenesità e lo fa non pro domo sua, ma per raccontare una realtà a cui appartiene. Credo la sua figura sia un volano importante per la città, basti pensare al microcosmo economico nato intorno al suo ristorante in via Stella: dai negozi ai bed and breakfast. Poi certo, il progetto dei Giardini del Gusto deve avere una continuità nei prossimi anni indipendentemente dalla sua figura. Il problema è guardare dopo il 20 settembre e che progettualità dare al nostro sistema economico».
Intanto facciamo un bilancio di questi tre mesi. Complessivamente la vostra rassegna poteva fare risultati migliori in termini di pubblico.
«Le presenze giornaliere si attestano tra le 200 e le 400 con punte sabato e domenica di oltre 1000 visitatori. Enzo Bianchi, Corrado Augias, Federico Buffa hanno portato alla Vigarani anche 1500-1600 ospiti. Mi auguro che alla fine la rassegna possa chiudere intorno alle 150mila presenze. Ma il punto non sono i numeri. Non avevamo l’ambizione di riunire folle oceaniche ma di promuovere e valorizzare il sistema delle imprese della filiera agroalimentare, affrontando temi etici e culturali e dando spazio alle realtà di nicchia. E’ stato un percorso coraggioso. Penso alla rassegna organizzata con Alberto Morsiani sulle sostenibilità alimentari o a chef di altissimo livello, ma poco noti al grande pubblico come Enzo Santin, Pietro Leemann o Moreno Cedroni. Poi, certo, abbiamo chiamato anche Cracco e Canavacciuolo. Senza dimenticare che i Giardini sono stati una ribalta per la città, dando spazio a tante associazioni e realtà modenesi: dal centro stranieri alla gioventù musicale, passando dagli ordini professionali».
Al di là dei Giardini del Gusto però la programmazione Expo del Comune non ha portato i turisti attesi. Perchè secondo lei?
«Modena ha delle eccellenze che vanno valorizzate. Ci vuole tempo e professionalità di alto livello. Serve una politica di sistema che a questa città manca da tempo. Bisogna fare rete e può farlo solo chi governa. Io ad esempio spero molto nel Sant’Agostino come futuro polo museale delle arti visive di Modena».
E secondo lei Muzzarelli è capace di fare sistema?
«Secondo me Muzzarelli ha questa capacità. Ha relazioni importanti ad alto livello, essenziali per governare. Ha sguardo di insieme e competenza. La sua debolezza è quella di accentrare su di sè molti compiti».
Quindi bravo Muzzarelli. Un’ultima domanda. Lei ai tempi di Modena Attiva usò parole durissime contro l’amministrazione allora guidata da Pighi. E’ vero che i temi erano diversi, ma perchè questo cambio di visuale? Davvero pensa ci sia stata una svolta?
«Siamo di fronte a una crisi di straordinaria gravità. Una crisi doppia: economia e di identità di valori unificanti. Oggi credo vadano messi da parte i dettagli ideologici per cercare di fare squadra e guardare avanti. Serve condivisione e continuità nei progetti nei quali crediamo, abbandonando gli interventi-spot, un rischio che vedo anche per i nuovi spazi alla Manifattura. Sarei felice ad esempio se alla prossima edizione dei Giardini partecipassero anche Ert, Arci, Galleria civica. Ad oggi a questa amministrazione va dato il merito di avere tentato di unire i principali attori della città per valorizzare il nostro sistema agroalimentare».


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