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Guercino, anche Italia Nostra boccia il restauro

Guercino, anche Italia Nostra boccia il restauro

'Il risultato di questa cura ha suscitato diffuse riserve e? innanzitutto di chi ha ben titolo per? parlare a nome dell'ente ecclesiastico, la Parrocchia'


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E' tornato a Modena dalla cura dell’Istituto Centrale del Restauro il Guercino della Chiesa di San Vincenzo che reca ancora le cadute della pellicola pittorica effetto del trafugamento e del maldestro trasferimento all’estero.
Un intervento di restauro criticato da tanti. Un coro di critiche al quale si aggiunge anche la voce di Italia Nostra Modena.
'Le cadute del colore sono rese evidenti dall’impiego di una tinta neutra, si vorrebbe, ma con timbro che non spegne l’emergenza delle lacune e altera con fastidio la percezione complessiva del testo preservato - afferma in una nota Italia Nostra -. Il risultato di questa cura ha suscitato diffuse riserve e  innanzitutto di chi ha ben titolo per  parlare a nome dell’ente ecclesiastico, la Parrocchia, cui appartiene il dipinto. Che attende di ritornare al suo primario impiego devozionale e a questa funzione è essenziale, ben lo si intende, la continuità del testo figurativo. Crediamo che questo controverso restauro non ponga affatto un tema di conflitto tra culto e cultura della tutela, considerato per altro potenzialmente immanente quando si tratti di opera d’arte che abbia attuale destinazione devozionale se il nuovo Concordato ha previsto una speciale Intesa diretta a  prevenireo dirimere appunto quel conflitto.

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Si dice che la ragione della mancata reintegrazione sarebbe fondata sul doveroso rispetto della vicenda drammatica della tela, ma è ragione che fermerebbe in ogni caso la mano del restauratore, mentre non contrasta affatto con i consolidati principi del restauro la reintegrazione delle lacune, specie quando la perdita della pellicola pittorica sia recente, non si estenda a vaste o perfino prevalenti porzioni del dipinto, sia documentata la corrispondente zona perduta del testo e sia adottata la speciale tecnica (largamente praticata dai laboratori dello stesso Istituto Centrale del Restauro) dell’impiego di colori reversibili (pure ad acquarello), riconoscibile ad occhio nudo a distanza ravvicinata. La soluzione che Cesare Brandi assimila “alla parola o alle parole tra parentesi quadre, con cui la filologia letteraria propone di ricostituire la continuità di senso in un testo mutilo”'.

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