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Il mondo di Robert Doisneau in mostra a Modena da domani

Il mondo di Robert Doisneau in mostra a Modena da domani

Nella nuova ala del Palazzo dei Musei 135 fotografie del maestro francese tra baci rubati e scene di vita


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È difficile dire se sia davvero il bacio più celebre di sempre nella storia della fotografia. Di sicuro, però, quel momento rubato alla folla e al traffico cittadino di Place de l’Hôtel de Ville a Parigi merita a pieno titolo un posto sul podio. A firmare l'iconico scatto è Robert Doisneau, il maestro dello sguardo a cui il Palazzo dei Musei di Modena rende omaggio a partire dal 24 settembre e fino al 24 gennaio 2027.

Promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra è pensata per svelare l'essenza di un'opera che ha come costante la ricerca della felicità nei dettagli di tutti i giorni. L’esposizione è stata presentata questa mattina dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti, dall’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi, dal direttore generale di Silvana Editoriale Michele Pizzi e dal curatore della mostra Gabriel Bauret.

'Questa mostra – ha spiegato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti - parla a tutti e prosegue la caratterizzazione che intendiamo dare a questa ala del Palazzo dei Musei: esposizioni che possano catturare l'interesse dei modenesi come dei tanti turisti che scelgono la nostra città in tutti i periodi dell'anno. Robert Doisneau amava l'umanità e ha dedicato la sua vita a ritrarla con partecipazione emotiva negli scatti che ha realizzato.

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Credo che anche questo sia uno degli aspetti del successo universale della sua fotografia. Ringrazio Silvana Editoriale per il lavoro portato avanti assieme al nostro Assessorato alla Cultura. Siamo certi che, come per de Chirico, anche questa sarà una mostra di grande risonanza che accompagna il successo che Modena sta riscuotendo nell'ambito del turismo delle città d'arte'.

Pioniere della fotografia umanista francese e del reportage di strada insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau ha dedicato la vita a immortalare l'umanità minuta di Parigi e dei suoi dintorni, cogliendo con discrezione la spontaneità di ogni gesto ed emozione.

L'esposizione sceglie di non seguire un rigido ordine cronologico o tematico, creando un dialogo continuo tra scene d'interno e di strada: catene di montaggio, banconi di bar, portinerie, feste di paese, jazz club e aule scolastiche. Dai lavori commissionati al suo girovagare senza meta per le vie parigine, emerge un'attitudine mentale unica, evidente anche negli scritti e nelle didascalie autografe. Uno stile visivo che fonde grazia, ironia e una libertà espressiva dai tratti quasi surrealisti.

Come suggeriva il celebre naturalista francese Buffon affermando che 'lo stile è l'uomo', le immagini di Doisneau finiscono per rispecchiare l'anima stessa dei suoi soggetti, lasciando affiorare un velo di sottile nostalgia e inquietudine.

Curata da Gabriel Bauret, la mostra raccoglie 135 stampe ai sali d'argento in bianco e nero, di cui una parte vintage, provenienti direttamente dall'Atelier Robert Doisneau di Montrouge. In quel laboratorio il fotografo ha sviluppato, custodito e amato i suoi scatti per oltre cinquant'anni, fino alla scomparsa nel 1994, lasciando in eredità un immenso patrimonio di quasi 450.000 negativi.

Il racconto di Doisneau è delicato, mai invadente, sempre complice nei confronti dell'animo umano. Si fa quasi affettuoso quando mette a fuoco bambini e giovani innamorati.

“Cercavo solo di rappresentare un mondo in cui mi sarei sentito a casa', ha raccontato l'artista, 'un luogo abitato da persone gentili, capace di restituirmi la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie immagini servivano a dimostrare che un posto del genere poteva esistere davvero.”

E aggiungeva: “Amo la gente per le sue imperfezioni. Mi sento a mio agio tra le persone comuni. Ci parliamo: si comincia commentando il tempo e poi, senza accorgersene, si passa a ciò che conta davvero. Quando le fotografo non mi comporto da osservatore freddo che analizza un vetrino al microscopio. È uno scambio profondamente umano, ed è meraviglioso accendere i riflettori su chi di solito vive nell'ombra.

Il fotografo deve assorbire la poesia del momento come una carta assorbente; la tecnica deve diventare un gesto istintivo, quasi biologico.”

Nato nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, Doisneau muove i primi passi come apprendista nello studio di un fotografo pubblicitario. Il suo interesse, tuttavia, si sposta ben presto sui quartieri popolari e le periferie della capitale, ritratti distribuiti poi dall'agenzia Rapho, di cui diventa una figura centrale. Durante il secondo conflitto mondiale mette le sue competenze al servizio della Resistenza, falsificando documenti per i ricercati. Finita la guerra, firma diversi servizi per 'Vogue' e nel 1949 pubblica La Banlieue de Paris insieme allo scrittore e amico Blaise Cendrars: un'opera fondamentale che inaugura una lunga serie di narrazioni visive sulla vita periferica, raccontata sempre con profonda empatia e un'inconfondibile vena di ironia.

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