Per cui 'tutti devono fare la loro parte'.
Questo il messaggio che lanciano da Ravenna la Capitaneria di porto, le istituzioni, la Guarda costiera, l'associazione Mare vivo e la Fondazione cetacei di Riccione. Perche' se non e' piu' come cantava un noto gruppo italiano qualche anno fa, 'Stanno uccidendo il mare e noi li lasciamo fare, l'indifferenza e' comoda', c'e' da fare ancora molto per impedire che nel 2050 ci siano piu' rifiuti che pesci. Aprendo questa mattina il convegno alla Capitaneria di porto di Ravenna 'Mare mostro, un mare di plastica?', il direttore marittimo dell'Emilia-Romagna, Pietro Ruberto, inquadra subito il problema: 'Per i quattro quinti l'inquinamento del mare viene da terra'. Si tratta di una 'quantita' enorme', in particolare di plastica, che viene anche mangiata dai pesci e finisce nella catena alimentare. Dunque, concorda il prefetto Francesco Russo, 'serve un impegno maniacale quotidiano per fare con ogni gesto la propria parte'. Da questo punto di vista Ravenna, sottolinea il sindaco Michele De Pascale, 'puo' dare un grande contributo al dibattito'.
Si investe infatti sulla ricerca e l'universita' legata al mare e all'ambiente; nella convinzione che si tratti comunque di una 'sfida globale'. In citta', aggiunge l'assessore comunale all'Ambiente, Gianandrea Baroncini, si lavora sull'educazione e sulla conoscenza, su progetti concreti come le giornate di pulizia in collaborazione con Legambiente o la campagna 'Un fiume per amico', su un quadro normativo chiaro. E' stata anche avviata nelle scuole una raccolta di scarpe vecchie che vengono trasformate in tappeti antishock per i parchi cittadini. Si muove anche Eni, garantisce il responsabile del distretto centrosettentrionale, Diego Portoghese: c'e' 'grande attenzione' ai rifiuti proodotti sulle 101 piattaforme dell'Alto Adriatico, di cui 64 produttive.
Diverse le tipologie trattate attraverso regole certificate da enti esterne: rifuti di produzione; di perforazione; di manutenzione; per la presenza umana. La qualita' delle acque delle piattaforme e' certificata dalle cozze, vendute sul mercato, spiega.
All'incontro di oggi a Ravenna vengono proiettati due video in cui la Guardia costiera salva alcuni capodogli da reti ed estrae, assai dolorosamente, una cannuccia da una tartaruga. I primi casi, spiega Federico Di Penta di Mare vivo, risalgono agli anni '90. Per risolvere il problema occorre puntare su 'sensibilizzazione e prevenzione'. E, per esempio, rinunciare a certa plastica: da qui la battaglia per i cotton fioc biodegradabili, che saranno obbligatori dal prossimo gennaio, a cui segue quella per le cannucce. Di certo, lamenta, 'per la rimozione della plastica dal mare siamo indietro. Serve un contesto giuridico normativo di supporto'.
Infatti a oggi un rifiuto che galleggia e' speciale, mentre una volta riva e' solido urbano. Oltre alla macroplastica, particolarmente pericolosa e' la microplastica, sottolinea Stefania Piarulli della facolta' di Scienze ambientali dell'Alma Mater di Bologna. Le particelle, inferiori ai cinque millimetri 'assorbono contaminanti esterni e possono raggiungere l'uomo'. Al momento, aggiunge, 'c'e' mancanza di informazione e di studi sugli effetti, mancano metodi operativi standardizzati e unita' di misura'.

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