Su questo nome nasce un nuovo sistema di identità visiva che si estenderà progressivamente a tutte le ramificazioni del Museo fuori dal Palazzo di piazza Sant'Agostino e dalle Sale al terzo piano con le raccolte preziose e diverse, e oltre il Lapidario e la Gipsoteca Graziosi a pianoterra: ai nuovi spazi attesi dal recupero dell’ex Ospedale Estense, all’area archeologica Novi Ark, a Palazzo Comunale e Ghirlandina nel sito Unesco, alla Terramara di Montale, alle chiese comunali, al museo a Villa Sorra, al sito internet e ai canali social. Senza dimenticare i depositi, da valorizzare di volta in volta riscoprendo raccolte non esposte in permanenza e oggetto di ricerca, anche con restauri live.
'Il nuovo “logo”, razionale, trasparente e compatto, gioca sull’intreccio di rettangoli sovrapposti che richiamano le vetrine ottocentesche che fanno del museo modenese un piccolo tesoro museografico, mentre guarda a presente e futuro con un lettering “contemporaneo”' - si legge in una nota del Comune. Il progetto di identità visiva è stato curato da Chiara Neviani (studioarighe.it) ed è frutto di un processo di elaborazione interno allo staff del museo, condotto dall’esperta di comunicazione Sarah Dominique Orlandi.
La prima iniziativa pubblica, con i musei chiusi alle visite per il rientro in zona arancione dell’Emilia-Romagna, va online sabato 27 febbraio alle 21 sul sito internet rinnovato e sui social di Ert e museo: “Un giorno di 150 anni fa” è una produzione originale di Emilia Romagna Teatro che mescola scrittura per il teatro, sceneggiatura e ricerca d’archivio per dare inizio a un calendario di appuntamenti che il Museo convocherà per celebrare i propri 150 anni. Iniziative e nuova identità visiva sono stati presentati ai giornalisti oggi, mercoledì 24 febbraio, a Palazzo dei Musei dall’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi con la direttrice del Museo Francesca Piccinini. Presenti anche l’attore Ert Michele Dell’Utri e lo staff del Museo.
“Una veste nuova per valori che si rafforzano – ha sottolineato l’assessore - ma anche per aprirsi al futuro, che vedrà coesistere le esperienze di visita in presenza con quelle digitali online, dopo un percorso durante la pandemia che è valso formazione, maggiore dimestichezza e nuova consuetudine con le più innovative tecnologie digitali e le loro potenzialità”.
I Musei civici di Modena, dunque, fino a ieri divisi in Museo d’Arte e Archeologico etnologico, tornano a essere Museo civico, con un nome al singolare che rinnova la promessa di essere al servizio della comunità, di crescere e trasformarsi insieme ad essa, accogliendone le istanze e i contributi (anche sul Museo di oggi e domani proseguirà un percorso di ascolto e confronto con i cittadini).

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