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Spaccio e bullismo, per segnalarli c'è l'App 'youpol'

Spaccio e bullismo, per segnalarli c'è l'App  'youpol'

La nuova applicazione della Polizia dedicata ai ragazzi, ma non solo, consente segnalazioni in tempo reale alla centrale operativa della Questura. Presentazione oggi al Barozzi


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'Rendere consapevoli e partecipi i ragazzi, ma non solo, del grande contributo che personalmente si può dare alla Polizia nel prevenire e contrastare episodi di bullismo o di spaccio'.
Così il portavoce della questura di Modena ed ispettore Paola Covertino ha accompagnato, davanti agli studenti dell'istituto Barozzi, la presentazione di YouPol la nuova App della polizia di Stato, scaricabile direttamente sullo smartphone da Apple Store e Play Store, che consente di inviare segnalazioni, sia in forma anonima sia come utenti registrati, alla sala operativa delle questure, se si è testimoni o si è venuti a conoscenza di episodi di bullismo, o di spaccio. Attraverso la App è possibile inviare un messaggio diretto alla polizia, come in una chat di wapp o, in casi di emergenza, attraverso un pulsante rosso, di chiamare direttamente in forma vocale la questura. Dopo l'avvio della sperimentazione a Roma e Catania, con decine di migliaia di download già registrati, la app diventa operativa anche a Modena.

La presentazione di YouPol è avvenuta alla presenza del questore di Modena Filippo Santarelli e della Dirigente dell'I.T.E.S.

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Barozzi Lorella Marchesini. La App nasce per consentire a ogni cittadino, giovane e meno giovane, di concorrere al miglioramento della vivibilità del territorio e della qualità della vita.

La App si può provare già subito perché è attiva. 

In questo modo tecnologico, molto vicino alle nuove generazioni, la polizia di Stato vuole arginare il consumo di droga e i fenomeni di bullismo, realtà che, purtroppo, emergono sempre più spesso nella società contemporanea, nelle città e nei piccoli centri, causando emarginazione e una grave, spesso sorda e inespressa, sofferenza delle vittime.

Uno strumento che parla il linguaggio dei ragazzi e che contribuisce a mettere in rete in diretto contatto con la Polizia, quella rete di relazioni che si costruiscono già all'interno della scuola, al di fuori dei social, nel rapporto tra studenti e docenti. 'Un lavoro importantissimo - ha spiegato nella presentazione la Prof.ssa Marchesini - che contribuire a fare di una scuola una comunità di persone in grado anche di aiutarsi reciprocamente e di fare emergere anche difficoltà e problematiche che possono riguardare anche i singoli. E' molto importante che le notizie relative anche alla presenza di droga o di fenomeni di bullismo, e soprattutto che i toni che le accompagnano non provochino l'effetto di denigrare la scuola stessa e con essa danneggiare i tanti ragazzi che ne fanno orgogliosamente parte, con spirito di appartenenza.
Certi toni e terminologie del tipo 'scuola bronx' o scuola 'far west', accompagnati dal nome o dalle foto della scuola rischiano di rovinare quel lavoro che in mesi ed in anni di lavoro che studenti ed insegnanti portano avanti insieme'

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