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The Insider, dietro la verità del Sant'Agostino

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Una sconfitta netta della politica senza visione che ha smarrito da molto tempo cosa significa essere davvero solo momentaneamente a servizio della collettività


The Insider, dietro la verità del Sant'Agostino


Dalla fine della prima fase preliminare della Conferenza dei servizi il 28 Marzo alla proposta della Variante urbanistica per la riqualificazione del Polo del Sant’Agostino , approdata lunedì pomeriggio 4 giugno in consiglio comunale.

Lunedì  scorso il Consiglio comunale, come organo istituzionalmente competente ,è stato chiamato a deliberare … “In Ordine alla’Espressione dell’Assenso preliminare sull’Accordo di Programma,tra Comune di Modena, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo,  Provincia di  Modena, e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ,per l’approvozione di Variante al Piano Strutturale Comunale (PSC) e al  Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE) nonchè per la contestuale Approvazione del Programma di Riqualificazione Urbana 'Complesso dell’ex Ospedale Sant’Agostino '  in Variante al Piano Operativo Comunale (POC) del Comune di Modena.”

È tutto un programma questa delibera che è stata approvata dalla maggioranza e non poteva che essere così.  

Il consenso unanime secondo loro della Soprintendenza.

Stando a quello che passa il convento , tra l’informazione della sala stampa comunale ,che nei dibattiti delle commissioni e consigli comunali, dove tra presidenti e consiglieri, funzionari pubblici e privati e assessori si son davvero spesi facendo del loro meglio per perorare la verità.  La loro verità sul “consenso unanime” , e non scontato ricevuto da tutti gli enti partecipanti alla prima parte della Conferenza dei Servizi che si è chiusa lo scorso 28 Marzo, compreso a sentir loro anche quello della Soprintendenza. Così non è in realtà. Il consenso unanime non c’è stato. E tutto quello che passa dal convento lo si può tranquillamente definire la commedia delle parti , pubblicità ingannevole, un capolavoro di “fumo negli occhi”.

Non siamo in dirittura d’arrivo per il Sant’Agostino, e non c’è nessun semaforo verde dalla commissione ministeriale regionale,e neppure dall’ex Soprintendente Malnati ,che con oculata accuratezza senza pagare dazio si è tratto in salvo,  dalla annosa e non trasparente vicenda. Facendo pure un figurone con tanto di promemoria per il suo successore.  Come ci è riuscito?  Un colpo magistrale la sua richiesta di integrazione d’indagine di natura archelogica, in relazione alla presenza di mura basso mediovali,e di natura stratigrafica sulle strutture ottocentesche, di due immobili di cui andrebbe evitata la totale demolizione e ricostruzione: l’ex Istituto Pediatrico,già Antico Ospedale, poi Sala Celtica e l’Istituto Clinico Dermosifilipatico. E comunque quello che si potrà demolire sono sole le superfetazioni di epoca recente.

 

Tali indagini preventive comporteranno scavi e carotaggi, per accertare l’eventuale presenza dei reperti, quindi allungamento dei tempi, il probabile ritrovamento vicino o sotto l’ex Istituto Pediatrico , bloccherà del tutto la sua pur parziale demolizione, con obbligata revisione progettuale. Nel suo sottosuolo è previsto un enorme spazio-vano tecnico a servizio di tutto il Polo, cosa che la eventuale presenza dei reperti non consentirà di realizzare. Quindi si rende obbligatario rivedere radicalmente tutto l’impianto progettuale. E la delibera nr.67111 /2018  approvata a colpi della maggioranza lunedì 4 giugno contenente anche la proposta della Variante al PSC/POC/RUE , risulterebbe strumentale ai solo fini pubblicitari - del tutto va bene e niente in ordine -  fittizia e perfino inutile.  In realtà lunedì scorso non si è deliberato affatto sulla variante urbanistica , ma sulla prevista determinazione - dell'organo istituzionalmente competente – cioè il Consiglio Comunale (art.40, comma 2, legge regionale 20/2000) a esprimere 'l'assenso preliminare all'accordo' del Comune, l’ente promotore del procedimento , atto questo non solo previsto e che doveva essere esplicato già all’inizio della Conferenza preliminare dei servizi, arrivato invece dopo ben nove mesi di stanca, dove le uniche cose registrate sono:

 

  • Il parere richiesto ai comitati tecnici congiunti, che è stato venduto come parere vincolante ,non è così e non decide proprio un bel niente. 'E'appunto solo un parere dato all'impronta e steso seduta stante dai comitati, convocati dalla segretaria generale del ministero, la stessa funzionaria che, direttrice regionale a Bologna nel 2013, aveva firmato l'autorizzazione al progetto originario, poi annullata dal TAR per incompetenza. Uno dei comitati è presieduto dal professor Carbonara, capo dell'advisor board, il comitato di coordinamento per la coprogettazione del Polo sant'Agostino: assente, è vero, dalla seduta per un dichiarato concomitante impegno, non per l'incontestabile, ma non dichiarato, conflitto di interesse'.

 

  • Il dissenso totale dell'organo periferico del MIBACT ,la commissione regionale formata da tutti i Soprintendenti ,che ha autorizzato soltanto le demolizioni di manufatti recenti ,le superfetazioni risalenti alla seconda metà del ‘900. Non ha dato nessun consenso per quanto riguarda le altre demolizioni previste e ancora meno sulle varianti urbanistiche. Infatti si riserverà di valutare in seguito.

 

  • l’unico consenso unanime uscito dalla prima fase della Conferenza dei servizi è quello della Provincia che approva la proposta del Comune , rappresentati dalla stessa persona.

 

Intanto è bene specificare che la Soprintendenza ha competenza sulle proposte progettuali come dettato dal codice dei beni culturali e non sulle proposte di varianti urbanistiche. Che non era l’oggetto della convocazione ( 1 luglio 2017 ) della Conferenza preliminare dei servizi durata nove mesi. Quindi quando ci sarà un “progetto di riqualificazione urbana, ovvero edilizio”  unitario oggetto “dell'Accordo di programma” contenente la famosa Variante , si esprimerà secondo i dettami del codice dei beni culturali. Insomma, la sostanza della vera e propria conferenza preliminare diretta a verificare la possibilità di un consenso unanime si aprirà con la prossima convocazione. Cosa farà in merito la nuova Soprintendente Cristina Ambrosini, è un incognita; incaricata in sostituzione di Malnati ,ha già dichiarato che « Non saremo dei signor no ». Scelta in fretta e furia ( e mai prima d’ora così in fretta ) a fine corsa del morente scorso governo dalla Di Francesco ex segretaria generale del Mibact,la stessa che diede il via libera nel 2013 al progetto ,poi bocciato dal TAR.

 

Pur di coprire un nulla di fatto , l’esito e l’iter di nove mesi della prima fase della Conferenza dei servizi, i “secondo loro “ prima si son prodigati con enfasi e soddisfazione a prescindere per il “non “ raggiunto consenso unanime approvando un odg , e da pochi giorni con questa delibera che è tutto un programma e che cristallina non pare sembra d’essere.

 

La genesi. Un progetto nato col “ peccato originale”, manipolato, dove magicamente su una delibera appaiano delle “linee rosse” , sulla quale c’è un esposto in attesa del vaglio della Procura. Oggetto di varianti al Piano Regolatore , cassato dal TAR  sino all’ aumento di volumi  e cubature per meccaniche e griffate torri librarie utili solo alla vanagloria che non alla conservazione di libri.

Il modo in cui è stato condotto il progetto del Sant’Agostino, tre soggetti che da più di un decennio si passano il testimone  ( tra Ministri della cultura , Sindaci e  Presidenti della Fondazione cassa di risparmio di Modena) chiusi in una stanza che decidono il destino non solo di una biblioteca storica, ma praticamente tenendo in ostaggio il futuro della città! Dalla scelta dei progettisti, Politecnica e Ingegnieri Riuniti, all’aggiudicazione dell’appalto alla CCC presediuto da Domenico Livio Trombone ( presidente fino a pochi istanti fa anche di Carimonte Holding, la cassaforte della stessa Fondazione) , poi voltato alla newco CCC-Integra.  Diventato doppio con la riqualificazione del Palazzo dei Musei e dell’ex Ospedale Estense, in virtù del decreto “Terre Ducate Estensi”, la cui progettezione definitiva ed esecutiva per evitare il bando pubblico, vi ha provveduto a proprie spese tanto per cambiare la FCRMO, questo prevede la convenzione   di Partenariato Pubblico – Privato. Tutto si realizza in house.  Di casa anche i progettisti (che sono sempre gli stessi, quelli del S.Agostino ,un mero caso di monopolio ? ) .

Ma non si finanzia un progetto di questo tipo che stando a quanto riportato dalla stessa stampa ammonterebbe a 800mila euro perché si è affetti da mecenatismo.  Un investimento di tale entità non lo si può di certo soltanto leggere come un gesto disinteressato, meno ancora da attribuirsi alla magnanimità dell’ente bancario, perché attore primario e socio del futuro Polo. Quién sabe!?  C’è un detto che recita una mano lava l’altra e tutte due ….

 

Alle riproposte varianti, alla dubbia (forse ?)  legalità dell’Accordo di Programma ,doveva e forse può essere ancora impugnato dal Consiglio comunale, in quanto scavalcato e ridotto a una mera funzione notarile. Accordo di Programma che tra l’altro è all’attenzione del Parlamento, che dovrà valutarne giustappunto la leggittimità ! Tutto dimostra come quel che doveva essere uno dei più grandi investimenti culturali in Italia è in realtà solo un ennesimo progetto edilizio e non un recupero /restauro conservativo e scientifico come prescritto per complessi di beni monumentali di valore storico e artistico qual è l’intero comparto dell’ex Ospedale Sant’Agostino.

 

Pur di mantenere e realizzare il progetto della Gae Aulenti bocciato totalmente dal TAR nel 2015 per le violazioni delle norme di tutela vigenti sia nei centri storici, che regionali e per le altre illegittimità riscontrate.  Correggere il progetto? E i milioni spesi per la sua progettazione , si sarebbero spesi invano?  Molto più semplice e utile modificare le norme al progetto cassato con una variante urbanistica che annulla i vincoli di tutela vigenti.  In fondo poi è solo una variante , come tante altre ….Non si può definirla questa un’azione di cultura , è a parer nostro sottocultura.

L’operato odierno quindi sembra contenere e offrire il fianco ancora a possibili (se non certi) rilievi di illegittimità. 

 

Il progetto culturale . Sul fronte del contenuto? Da vuoto contenitore nel senso della mancanza totale di una visione unitaria programmatica culturale, a proposte concrete. Alla quale ha sopperito la società civile, con professionalità  e competenza ,che in silenzio e totalmente a gratis ne hanno delineato il contenuto. In tempi non sospetti già dall’associazione Italia Nostra e in seguito dagli Amici del Sant’Agostino. Il loro prezioso e fattivo contributo è stato largamente fatto proprio sia dall’amministrazione, che dalla fondazione e ciò nonostante ancora stenta un segno di riconoscimento pubblico.

Dalle 29 paginette del documento di indirizzi materializzatosi in una notte la scorsa estate ,alle 150 della bozza illustrata nella commissione del 14 maggio. Ma siamo ancora agli albori di un progetto culturale di grande respiro, ben delineato in tutte le sue parti. Nonostante i tanti soggetti di tutto rispetto riuniti da un anno a questa parte attorno a tavoli tematici e intersettoriali fra cui la Fondazione Fizcarraldo capitanata dal manager culturale Paolo Verri, a capo del progetto Matera 2019 capitale della Cultura Europea con un bilancio di ben 300 milioni di euro , che stando sempre a notizie riportate dai giornali , le idee in merito stentano a realizzarsi. A parte l’aumento delle pagine, pochi i concreti passi avanti , tanti i propositi messi nero su bianco ma slegati, conditi e superconditi con le Digital Humanities, l’intreccio di competenze interdiscliplinare, e campo altamente specialistico in continua evoluzione ,fatto passare come un qualcosa di già bello e pronto alla stregua di un giochino interattivo, e come un programma operativo tipo photoshop! Quella che è in corso è la operazione culturale del secolo, la seconda dopo la prima realizzata con la unitarietà degli istituti civici e statali raccolti nel Palazzo dei Musei, a seguito della nascita della nazione e la scomparsa dei vari reami italici.  Ma per ‘eredità’ non si deve intendere soltanto il periodo storico quale l’Estense, sul quale si punta per il lancio del Polo S.Agostino - Estense a livello nazionale e internazionale. E sinceramente ci si aspettava una proposta di peso, nella forma di un vasto programma inteso a valorizzare l’intero Capitale culturale della città, da realizzare creativamente in innumerevoli interpretazioni, attraverso percorsi di studio, ricerca e innovazione.

Sarà possibile farlo attraverso una ‘riscoperta’ narrativa efficace che come una porta immaginaria sarà capace di farci entrare e viaggiare tra i periodi storici e mondi culturali. Perché questi dovranno integrarsi e aderire come una seconda pelle al secolo liquido, a quella forma e mente colorata e multiforme di futuro-presente.  Favorendo il trait d’union fra le diverse collezioni ,  e come cuore pulsante da incipit per l’intero Capitale della città. Questa è la valorizzazione da avviare ,che diventerà e deve diventare la cifra, il segno, il tratto, il marchio o brand distintivo e di riconoscimento del Polo.

ll doppio progetto prevede sinergie, fattiva collaborazione fra i vari istituti a partire dai servizi comuni in funzione anche del contenimento dei costi..  Ma la direttrice della Galleria Estense ” balla da sola” con la Welcom area estense personalizzata che aprirà a breve i battenti nell’ex sala lettura del Palazzo dei Musei. Il Polo Museale storico con due postazioni per l’accoglienza, l’informazione  … faremo sicuramente tendenza in tutto il panorama dei poli culturali .. mondiali.  Recuperare un patrimonio architettonico, testimone storico e artistico, rendendolo più accessibile e attraente attraverso la fornitura di servizi soprattutto pro turismo, è senz’altro un percorso, un programma interessante, ma non può essere gestito come offerta del tre per due, tipica delle grandi catene di distribuzione.

Tali operazioni di converso necessitano di forti contenuti (che ancora non ci sono) e andrebbero senz’altro riproposti diversamente; innanzitutto con intelligenza e senza dimenticarsi che abbiamo una storia plurisecolore da valorizzare,che va dalla fondazione di Mutina ai giorni nostri, con finalità non solo circoscritta ad un audience indistinto, ma come risultato di una elaborazione complessa, in cui gli attori, gli strumenti, i luoghi, il passato sia il progetto di una comunità ed i cui obiettivi sono l’innalzamento e la condivisione del sapere, della ricerca e delle opportunità che insieme sono in grado di creare valore, sia sociale, che culturale, e infine anche economico. E per questi obiettivi, banalizzazioni progettuali e scorciatoie commerciali non solo non servono, ma diventano controproducenti.  

Il fare rete, la sinergia e collaborazioni sono solo sulla carta….  inoltre sono palesi i problemi in seno alla Fondazione Modena Arti visive , e la voce sulla sostenibilità per le attività future è ancora inevasa. Più dettagliato il programma educativo plasmato su quello della trentennale Fondazione Golinelli. Alla voce sostenibilità il patron dott Marino Golinelli ha messo sul piatto e di propria tasca 85 milioni di euro.  E alla fine della fiera chi sarà il soggetto gestore? Proviamo a indovinare. Questo è quanto.

Dalla vendita del settecentesco Spedale Sant’Agostino alla Fondazione cassa per pagare debiti contratti per realizzare il nuovo ospedale a Baggiovara “ S.Agostino Estense “ e sgambettare l’Università. A contenitore firmato Aulenti , come un vello d’oro per la Bibbia di Borso d’Este per la posterità , alla svendita di patrimoni consolidati comunali per accorpare di tutto e di più in un solo ente. Dalla scelta abbastanza infelice dei direttori degli istituti culturali, a seguire quella dei componenti dei vari CDA, secondo la “prassi ” sempre meno tollerata, ma in linea ad anni ed anni di dominio malato che ha premiato patti politici  e fedeltà.

Il Sant’Agostino rimane intriso , zavorrato al “peccato originale”, di intrecci e legami che non si è voluto recidere, ma che con tenacia si son mantenuti, dei molteplici conflitti di interessi, (siamo alla terza serie di consulenti, fra quelli tecnici e culturali ), come la presenza nel Cda della Fondazione cassa della Presidente dell’Ordine degli Architetti,  che in rappresentanza del suo ordine partecipò alle audizioni dei soggetti portatori di interessi diffusi nel segreto del confessionale della conferenza dei servizi, del Prof. Carbonara , già membro della commissione che scelse a suo tempo il progetto della Aulenti, poi presidente del comitato Tecnico Scientifico per il Paesaggio , nominato dall’ex ministro Franceschini, posizione questa in evidente conflitto d’interesse in quanto anche capo dell’Advisor board, il comitato di coordinamento per la co-progettazione culturale e architettonica del Polo del Sant’Agostino istituita dal sindaco e dal Presidente Cavicchioli della Fondazione Cassa Risparmio di Modena.

La bocciatura arrivata dal TAR dell’Emilia e Romagna del progetto Aulenti del 2015, un’occasione persa, che doveva essere utilizzata per ricominciare davvero da capo. Per scrivere su una pagina “bianca” la nuova storia con la maiuscola “senza macchia” del Sant’Agostino.

Oggi. Invece no, tutto come prima,tranne le meccaniche torri librarie di 23 metri , svettanti e vetrati vani tecnici, che come tali non hanno retto il vaglio del TAR e le ha segate. Ma il costoso facsimile meccanismo del tutto inutile soppravvive in formato ridotto nella ” piazza del sapere “  sacrificando il Gran Cortile con il suo velario removibile…

Poi a dare un’altra bella raddrizzata al cassato progetto della Aulenti, è arrivata la riforma dell’ex ministro Franceschini , la Galleria Estense diventa uno dei 20 Musei autonomi nazionali.  Si rafforza il legame già inscindibile del patrimonio librario della Biblioteca Estense Universitaria (BEU ) con la Galleria, le due istituzioni culturali statali più il Lapidario Estense ospitati dall’unità d’Italia in comodato presso il Palazzo dei Musei. Ma a parte questo legame, è l’unicum culturale pluri secolare del Palazzo dei Musei che non dovrebbe in nessun modo essere scisso.

Invece il legame sarà reciso con questa insensata progettata divisione della Biblioteca Estense, il fondo moderno di quasi 300mila volumi dovrebbe traslocare dalla sua sede attuale nel fronte opposto agostiniano.

E in nome della cultura dicono, per il progetto del futuro Polo culturale della Città, ma dividire una istituzione culturale come una biblioteca storica e di ricerca come l’Estense ,che è un corpo unico e un organismo vivente che cresce su se stessa non è certamente  “un ‘operazione culturale”.

Il progetto iniziale del Polo Culturale Sant’Agostino, diventa con la novità delle “Terre ducate estensi ” il Polo Sant’Agostino-Estense, i cospicui finanziamenti da parte del Ministero dei beni culturali, consenteno la sistemazione dell’ex Ospedale Estense e del Palazzo dei Musei, e di conseguenza gli istituti culturali ivi presenti si allargheranno. Ma nonostante le migliaia di mq che si andranno a recuperare nell’ex Estense, non sono abbastanza, e una parte della BEU andrà nelle Tenaglie del Sant’Agostino. Gli spazi ci sarebbero eccome. Una leggenda metropolitana parla di un muro invalicabile, di un veto monolitico a concedere metri in più.  Poi par di capire che alcuni inquilini non si sono volutamente toccati, come il Consorzio del Festival Filosofia. Il Consorzio non ha collezioni costipate nei depositi come l’Archivio comunale,il Museo Civico o la stessa Biblioteca, ed è in sostanza una cabina di regia, e può tranquillamente operare altrove. Si poteva trovare o comunque almeno ipotizzare una diversa soluzione e spostare anche il presidio dell’AUSL, così da recuperare totalmente anche quella parte dell’ex Estense per le necessità degli istituti culturali. Invece si è approntato un piano progettuale separato, che sarà oggetto di un bando pubblico del valore di 350mila euro.  Risorse pubbliche che potevano essere utilizzate per una diversa ricollocazione del residuo sanitario. Mantenere lo status quo è in realtà funzionale come stampella a quel residuo di Polo Librario della Aulenti sul quale poggia tal quale il riproposto progetto. Quindi gli spazi necessari all’espansione della biblioteca,sono disponibili solo nel Sant’Agostino così stando le cose. Perché se potesse la Biblioteca Estense allargarsi del tutto negli spazi confinanti dell’ex Estense, non ci sarebbe più nessun appiglio per mantenere in vita ” l’impronta dell’Aulenti “, il progetto incentrato inizialmente sul suo milione di libri , oggi improntato sul fondo librario moderno di 300 mila che andranno a costituire la sala lettura a scaffale aperto da 500 posti nel cuore del Sant’Agostino “le Tenaglie”.  È iniziata da non molto la trasformazione digitale di una selezione dei volumi e la direttrice Bagnoli così per l’occasione puntualizzava «In questo modo potremo far conoscere in tutto il mondo le nostre ricchezze».

Se in futuro si accederà alle ricchezze della biblioteca Estense attraverso il digitale e la storica sala lettura al primo piano è stata chiusa (motivando la decisione per la scarsità di utenza) al suo posto nascerà il punto informativo con annesso bookshop, a che pro mantenere forzatamente una sala lettura da 500 posti al Sant’Agostino? E la sparuta utenza? Niente paura gli utenti aumenteranno …con la realtà multimediale ,i posti saranno di sicuro occupati…virtualmente.

Salterebbe ben altro che “l’impronta Aulenti “.  Ma pur di mantenere il segno dell’archistar, si continua a coprire “ il peccato originale”, il pasticcio iniziale con altri sempre più grossi.  

Che ora il “progetto”, si avvia a concretarsi non è ancora detto, essendo le basi ben lontane da una naturale e logica condivisione, partecipazione e trasparenza, ma da ben altri punti di partenza, ciò è innegabilmente disonorevole.

Quando un progetto così importante non è condiviso dalla città, ma solo fra lobby, poteri economici e politici miopi e auto-referenziali, è una ben misera vittoria. Di quelle che avendo dietro le solite logiche di potere clientelare, convenienze di bottega e corporazioni sono quasi sempre destinate prima all’agonia, poi allo sperpero di tempo e risorse pubbliche e quindi al fallimento.

Altro che plausi e soddisfazione a prescindere, si grida vittoria, questa è una sconfitta netta della solita politica senza visione che ha smarrito da molto tempo cosa significa essere davvero e solo momentaneamente al servizio per la collettività. Politici e loro sacerdoti abbarbicati come l’edera su posizioni di potere, e fermi su posizioni retrive, che non sono stati all’altezza di cogliere opportunità innovative, di fare quel cambio di passo, di utilizzare quel pensiero laterale così necessario per dare corpo e gambe ad un progetto culturale anche per riacquistare un poco di credibilità. Niente di tutto ciò: pur di tagliare il traguardo sbagliato, hanno finora utilizzato tutti gli escamotage possibili e consentiti.

Una ennesima pagina bianca divenuta brutta e sporca in nome poi di quella cultura che nei presupposti si intende sostenere, promuovere e valorizzare ma che nei fatti sino ad ora ha solo generato ambiguità, mediocrità, intrigo e oscurità…. E mattoni.

Franca Giordano

 




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Franca Giordano
Franca Giordano

Attenta, curiosa e frequentatrice del mondo artistico e culturale della città, lo seguo attivamente e con molto interesse nell’evoluzione dei suoi grandi progetti culturali.<..   Continua >>




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