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Cda Hera, Fondazione depotenziate: ma Giusti resta

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Confermato alla vicepresidenza Giovanni Basile, fortemente voluto da Muzzarelli


Cda Hera, Fondazione depotenziate: ma Giusti resta

I fondi si candidano per la prima volta ad entrare nel consiglio di amministrazione di Hera e strappano tre posti sui quattro disponibili per i soci minori, scalzando le Fondazioni, che, assieme ad altri piccoli azionisti, ottengono un solo rappresentante. All'assemblea degli azionisti della multiutility, che si è svolta ieri mattina a Bologna, va in scena un inedito braccio di ferro tra i soci privati: non era mai accaduto che due liste si contendessero i posti di minoranza, visto che fino ad oggi le uniche candidature presentate, oltre a quelle dei Comuni del patto di sindacato, erano quelle del patto in cui sono rappresentate anche el Fondazioni. Il blitz dei fondi che fanno riferimento ad Assogestioni, quindi, riesce, nonostante il tentativo di stopparlo dei 'contendenti'. Entrano nel consiglio di amministrazione di Hera per le societa' di gestione del risparmio (Eurizon, Arca Fondi, Fideuram, Interfund Sicav, Mediolanum e altri) Erwin Rauhe, Francesca Fiore e Duccio Regoli, mentre per le Fondazioni viene confermato Massimo Giusti, gia' componente del cda della Fondazione Cassa di risparmio di Modena. Eletti tutti e 11 i candidati della lista di maggioranza, quella proposta dai Comuni azionisti: Tomaso Tommasi di Vignano, Stefano Venier, Giovanni Basile, Giorgia Gagliardi, Stefano Manara, Danilo Manfredi, Giovanni Xilo, Sara Lorenzon, Marina Vignola, Aldo Luciano, Federica Seganti.

In verità, il portavoce del gruppo dei soci privati che comprende anche le Fondazioni bancarie ha provato a mettere in discussione l'ammissibilita' della lista dei fondi, che hanno presentato cinque candidati per i quattro posti disponibili 'in contrasto a quanto previsto dallo statuto' della societa', che non consentirebbe la presentazione di un numero di candidati superiori ai posti disponibili. Il notaio incaricato dall'assemblea di Hera ha dato parere favorevole all'ammissibilita' delle tre liste, chiarendo che i posti disponibili sono tutti e 15 quelli che compongono il cda, non solo quelli riservati ai piccoli azionisti privati. Il voto ha premiato, quindi, Assogestioni. 

E ieri pomeriggio il nuovo cda di Hera riunitosi per la prima ha confermato i vertici uscenti: alla presidenza di Hera, come amministratore esecutivo, e' stato confermato Tomaso Tommasi di Vignano. Bresciano, guida il gruppo Hera sin dalla nascita nel 2002, dopo una lunga esperienza nelle telecomunicazioni e nel settore delle utility. Vicepresidente Hera (non esecutivo) e' stato confermato Giovanni Basile, in carica dal 2014. Modenese, dottore commercialista e revisore legale, è stato fortemente voluto da Giancarlo Muzzarelli per l'incarico in Hera percepisce 85mila euro all'anno. Come amministratore delegato rimane Stefano Venier. Udinese, in Hera dal 2004, dove ha ricoperto in passato la carica di direttore generale Sviluppo e mercato. In precedenza Venier ha svolto incarichi in Eni.

IL BILANCIO: DIVIDENDI PER TUTTI, I COMUNI ESULTANO

L'assemblea dei soci di Hera approva il bilancio 2016 della multiutility, che chiude i conti con lo scorso anno con 4,460 miliardi di euro, piu' o meno in linea con il risultato dell'esercizio 2015 (4,487 miliardi). 'Chiudiamo un triennio importante e difficile per il sistema pubblico', ammette Daniele Manca, sindaco di Imola, presidente del patto di sindacato dei Comuni azionisti, 118 amministrazioni nel territorio servito dalla multiservizi, presente in Emilia-Romagna, Veneto, Friuli. 'Esprimo a nome dei soci apprezzamento e sostegno ad una realta' industriale di grandissima rilevanza, un'azienda che puo' rappresentare un elemento competitivo per la crescita dei territori', afferma Manca nel suo intervento all'assemblea. Hera nel 2016 ha realizzato un margine operativo lordo di 916,6 milioni di euro, in crescita del 3,6%, mentre l'utile operativo sale a 457,1 milioni (+3,4%). L'utile netto per gli azionisti aumenta del 14,8%, attestandosi a 207,3 milioni di euro rispetto ai 180,5 milioni del 2015. L'azienda di viale Berti-Pichat ha realizzato nel corso dell'anno 390 milioni di investimenti. L'assemblea dei soci ha anche approvato la distribuzione di un dividendo di nove centesimi ad azione, in linea con quanto previsto dal piano industriale. L'ammontare complessivo del dividendo riconosciuto agli azionisti ammonta a 134 milioni di euro.  Il bilancio e' passato a larghissima maggioranza, con il voto contrario del rappresentante del comitato Acqua bene comune, che ha contestato 'l'orientamento dell'azienda votato a costruire profitti e distribuire dividendi'. Contestazioni respinte da Manca: 'Produrre utili nell'economia globale e' fondamentale per continuare a crescere.
Gli utili non sono un problema, una malattia, la malattia sono i debiti, le inefficienze e le aziende che chiudono', scandisce il presidente del patto di sindacato dei soci pubblici (che controlla il 44,71% delle quote di Hera). 'L'utile non e' in contraddizione con l'efficienza dei servizi e l'incremento degli investimenti dimostra che il progetto di Hera va in questa direzione', aggiunge Manca. 'Inutile', quindi, 'riproporre schemi demagogici', senza contare che i 70 milioni in arrivo sotto forma di dividendi ai Comuni azionisti, risorse che 'alimentano centinaia di milioni di investimenti nel territorio'.



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