
Fa sorridere rileggere le dichiarazioni dell'epoca: 'Comune di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena si propongono di mantenere vivo il “Bonvi Parken” con iniziative su fumetto e animazione, come laboratori all’aperto con le scuole, conferenze, proiezioni destinate a persone di tutte le età.' o dell'allora assessore all'ambiente Simona Arletti: “Con il Bonvi Parken intraprendiamo un percorso di valorizzazione degli spazi verdi della città, non più solo per lo sport libero, la socialità e il benessere dei modenesi, ma anche per costruire occasioni di stimolo culturale e di riflessione sui valori che costituiscono l’identità della nostra comunità”; di tutte quelle belle promesse non rimane nulla.
Pochi giorni fa, con un post su Facebook, il sindaco Giancarlo Muzzarelli esaltava Ercole Toni e la sua opera di 'pulizia' messa in atto su una piccola porzione del cavalcavia Mazzoni (evidentemente confuso con Palazzo Ducale): 'Deturpare la città significa colpirne la bellezza e danneggiare tutti, non è arte e non è politica. Teniamola bella, teniamola pulita. Spetta a tutte e tutti noi'. Uno slancio propagandistico piuttosto insolito per un'amministrazione di sinistra. Non a caso i toni di Muzzarelli venivano copiati poco dopo dal governatore leghista Luca Zaia, con un post altrettanto giustizialista contro 'un graffitaro' che 'ha lasciato la sua sgradita impronta sulla facciata di un convoglio giunto a Belluno lunedì sera.' Se l'interpretazione delle parole e dei fatti ha un senso, possiamo affermare che il cavalcavia Mazzoni non può essere toccato, i modenesi non lo meritano, mentre le sagome e soprattutto, la memoria, di un gigante assoluto come Bonvi sì.
Tante parole, nessuna per ricordare un genio, Bonvi, colpito dalla versione modenese della cancel culture.
Stefano Soranna


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