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Debacle in Emilia Romagna, ma la Borgonzoni continua a ridere

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Come a Modena. Ridono Borgonzoni e Salvini. E in quel sorriso si cela l'inevitabilità della mancanza di alternanza nella regione rossa per eccellenza


Debacle in Emilia Romagna, ma la Borgonzoni continua a ridere
Continua a ridere Lucia Borgonzoni nei suoi ritmici e costanti interventi post elettorali suoi social. E con lei ride Salvini. Ridono dopo una sconfitta inequivocabile in Emilia Romagna. Una sconfitta impensabile alla vigilia nelle proporzioni, una sconfitta che ha resuscitato un Pd dato per morto, che ha reso il Sistema Emilia il migliore dei mondi possibili e che ha trasformato Stefano Bonaccini in eroe nazionale. Addirittura possibile premier.
Eppure la Lega ride. Parla di 'risultato record per il centrodestra' e sbandiera il milione di voti ottenuti. E quel sorriso, al di là del giudizio di fan e ultras della curva Lega, è lo specchio dell'incapacità del centrodestra di riconoscere i propri errori. Dell'arroganza identitaria di un Carroccio ridotto a citofonate surreali e a slogan da stadio, che si rifiuta di prendersi la responsabilità di essere alternativa e si accontenta di rappresentare se stesso. Baluardo di una minoranza auto-condannata ad essere tale per sempre, spettatrice di un centrosinistra che si trasforma in argine contro un modello di governo diverso, quando viceversa il creare fronte comune, plurale, civile, credibile contro l'arroganza doveva essere responsabilità dell'opposizione. O meglio: delle opposizioni unite. Col paradosso di un movimento di protesta, le Sardine, nato per difendere lo status quo. Per non parlare di un Movimento vero, i 5 Stelle, ridotto a macchietta e a gamba del Sistema stesso.

Ridono Borgonzoni e Salvini. E in quel sorriso si cela la rassegnazione e l'inevitabilità della mancanza di alternanza nella regione rossa per eccellenza. Perchè se perdere di otto punti, consegnare al Pd la medaglia di primo partito, lasciare a Bonaccini la maggioranza assoluta dei votanti, significa avere ottenuto un buon risultato, se davanti a questi numeri bisogna ridere allora significa davvero abdicare al proprio ruolo. Accontentarsi di 4 o 5 consiglieri regionali in più, di avere fagocitato Forza Italia e di avere confermato la propria identità inscalfibile di minoranza. 
Un sorriso che ricorda quello modenese di Stefano Prampolini, il candidato sindaco imposto dalla Lega a Modena, che nemmeno ha raggiunto il ballottaggio e che oggi è sparito dai radar della narrazione politica cittadina. Ma col quale la Lega ha continuato a ridere come nulla fosse. Negando la sconfitta, festeggiando, insieme ai commissari Luca Bagnoli e Stefano Bargi, i consiglieri in più. Cancellando l'idea di costruire un controsistema credibile e affidabile agli occhi dei poteri economici esistenti i quali - refrattari a ideologie e appartenenze politiche - chiedono solo garanzie e temono salti nel buio.

Una Lega che sorride e che intanto si lascia andare a battaglie nel fango con quel che resta di una evanescente Forza Italia, che si accapiglia con gli alleati sulle responsabilità della sconfitta. Senza nemmeno riconoscerla la sconfitta, senza ammetterla, senza darle un nome. Tradendo le lacrime, per alcuni lacrime vere, di chi in una svolta, in una luce nuova nella grotta del Sistema di potere emiliano aveva creduto. Lasciando intuire che in fondo va bene così e che si è scherzato, perchè la favola del Sistema - fatto prima di tutto di reti di amicizie e legami personali ancor prima che politici - tutto sommato serviva solo ad ottenere due sedie dorate in più. Senza nemmeno farsi sfiorare dalla idea di pronunciare candidamente un 'abbiamo fallito ma ritenteremo'.

Perchè ammettere la sconfitta significherebbe fissare l'asticella dell'obiettivo minimo e rendere obbligatorio il doverla superare la prossima volta. Meglio tacere e lasciare le cose come stanno. Accettando di essere spalle utili e fintamente contro a un Sistema rodato. Continuando a ridere. 'Non abbiamo bisogno di essere liberati' - è il grido teleguidato delle piazze di centrosinistra. Ed effettivamente se la liberazione (ammesso a questo punto sia necessaria) è tutta in quei sorrisi di oggi di Salvini e Borgonzoni, quelle piazze non hanno tutti i torti.

Leo


Redazione La Pressa
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