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Lepore come Muzzarelli, Conti come Maletti: riecco il Pd gattopardesco

Lepore come Muzzarelli, Conti come Maletti: riecco il Pd gattopardesco

Il finale, a Modena ieri come a Bologna oggi, è già scritto: in Emilia tutto deve restare come ?. A qualunque costo


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La sfida bolognese in casa Pd tra Matteo Lepore e Isabella Conti in vista delle amministrative di ottobre ricalca quella che nel 2014 a Modena contrappose Giancarlo Muzzarelli e Francesca Maletti. Oggi, come allora, il Pd si divide nelle roccaforti rosse proponendo al proprio elettorato una sfida tra conservazione e rinnovamento, tra continuità e discontinuità. Tra cementificazione (anche se ovviamente Lepore rifiuta questa etichetta) e ambientalismo (la cui bandiera viene sventolata dalla Conti sulla scia del suo no da sindaca di San Lazzaro alla famosa 'colata di Idice'). Lo stesso dualismo che a livello nazionale qualche anno fa consegnò a Matteo Renzi (a cui infatti Conti e Maletti guardavano) il partito. Una sfida che, oggi come allora, offre l'illusione di una trasformazione possibile dall'interno, che terrorizza l'establishment e regala alla sfidante di turno, ancora una volta donna, un appartente mantello di 'novità'.
Lepore, come Muzzarelli sette anni fa, ha ottenuto l'endorsement politico di Bonaccini e degli ex Ds doc, ha il totale appoggio del mondo cooperativo e si pone come l'uomo delle certezze a cui 'Bologna la rossa' tende da sempre.
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Si accodano i 5 Stelle, ormai ombra di loro stessi, e pronti ad appoggiare il Pd più conservatore pur di non concedere nulla all'ultimo 'nemico' rimasto: Matteo Renzi.
Conti, come Maletti sette anni fa, ha l'appoggio degli outsider del partito, di una larga fetta della base e di qualche semi-ribelle come Elisabetta Gualmini (comunque pronto a tornare repentinamente alla casa madre in caso di sconfitta), si pone in opposizione alle dinamiche economiche consolidate col mondo Coop e offre a Bologna un modello di governo sedicente plurale e centrista.
Sette anni fa le primarie sorrisero per una manciata di voti a Muzzarelli. La Maletti rientrò nei ranghi e alla fine venne ricompensata con un posto in consiglio regionale.
Uno scenario simile si prefigura a Bologna. La grande paura del Pd svanirà e i ribelli torneranno alla casa madre: una dinamica gattopardesca funzionale a riconsegnare la città alle mani nelle quali (a parte la breve parentesi di Guazzaloca) è sempre stata.
Del resto, sempre oggi come allora, il centrodestra non sembra intenzionato ad approfittare delle divisioni nelle fila avversarie. Nel 2014 l'asse Lega-Forza Italia venne addirittura scavalcato dai 5 Stelle che portarono per la prima volta al ballottaggio Modena. Oggi a Bologna un candidato forte di centrodestra in vista del voto non si intravede ancora. Perchè in fondo il finale è già scritto: in Emilia tutto deve restare come è.
A qualunque costo.
Giuseppe Leonelli
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