Lepore, come Muzzarelli sette anni fa, ha ottenuto l'endorsement politico di Bonaccini e degli ex Ds doc, ha il totale appoggio del mondo cooperativo e si pone come l'uomo delle certezze a cui 'Bologna la rossa' tende da sempre. Si accodano i 5 Stelle, ormai ombra di loro stessi, e pronti ad appoggiare il Pd più conservatore pur di non concedere nulla all'ultimo 'nemico' rimasto: Matteo Renzi.
Conti, come Maletti sette anni fa, ha l'appoggio degli outsider del partito, di una larga fetta della base e di qualche semi-ribelle come Elisabetta Gualmini (comunque pronto a tornare repentinamente alla casa madre in caso di sconfitta), si pone in opposizione alle dinamiche economiche consolidate col mondo Coop e offre a Bologna un modello di governo sedicente plurale e centrista.
Sette anni fa le primarie sorrisero per una manciata di voti a Muzzarelli. La Maletti rientrò nei ranghi e alla fine venne ricompensata con un posto in consiglio regionale.
Uno scenario simile si prefigura a Bologna. La grande paura del Pd svanirà e i ribelli torneranno alla casa madre: una dinamica gattopardesca funzionale a riconsegnare la città alle mani nelle quali (a parte la breve parentesi di Guazzaloca) è sempre stata.
Del resto, sempre oggi come allora, il centrodestra non sembra intenzionato ad approfittare delle divisioni nelle fila avversarie. Nel 2014 l'asse Lega-Forza Italia venne addirittura scavalcato dai 5 Stelle che portarono per la prima volta al ballottaggio Modena. Oggi a Bologna un candidato forte di centrodestra in vista del voto non si intravede ancora. Perchè in fondo il finale è già scritto: in Emilia tutto deve restare come è.
Giuseppe Leonelli



