Da maga degli investimenti a principale indagata per una lunga serie di operazioni che arrivano fino al possibile riciclaggio di denaro su conti in Svizzera. Questo è il quadro che emerge relativamente alle vicende della bancaria di Mirandola il cui caso scoppiò ufficialmente nel 2015, anche se già da diversi anni erano in corso accertamenti da parte della Guardia di Finanza. Si parla di truffe e di appropriazione indebita di importanti somme di denaro che i clienti avevano affidato in contanti alla donna. La Procura di Modena ha aperto un’indagine con la semplice accusa di furto che porterà ad un processo che inizierà nel mese di dicembre, ma da Bologna arrivano le accuse più pesanti, quelle che portano ai conti svizzeri e al riciclaggio di denaro. A portare nuovi elementi alla vicenda è l’Audit di Credem, un documento redatto dall’istituto dopo l’indagine interna effettuata che parla di conti artefatti e ammanchi di denaro nell’ordine anche di cento milioni di euro. Nella sua analisi, poi, Credem solleva dubbi sulla provenienza di somme di denaro movimentate dalla donna e conferma contatti con istituti di credito svizzeri. Lo scenario che si dipinge da questi nuovi documenti è che la donna in prima persona si occupasse di traffici di denaro da riciclare, ma che ad un certo punto qualcosa sia andato storto e che per rimediare siano iniziati una serie di prelievi indebiti e di operazioni sui conti dei clienti per cercare di riportare la situazione alla normalità.
Bancaria di Mirandola accusata di riciclaggio verso la Svizzera
Questo è il nuovo scenario svelato da un documento d'indagine interna di Credem relativamente alla situazione della donna finita nei guai nel 2015 per una serie di ammanchi sui conti dei clienti
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