Sabato la Guardia di Finanza di Modena ha dato esecuzione ad una ordinanza emessa dal Tribunale collegiale di Modena che ha previsto l’aggravamento della misura cautelare – da arresti domiciliari a custodia cautelare in carcere – cui è sottoposto un noto imprenditore mirandolese, operante nel settore della somministrazione di manodopera, già condannato il 10 aprile in primo grado (sentenza non ancora definitiva) per indebite compensazioni di crediti inesistenti, omesso versamento Iva e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta, nonché di autoriciclaggio e falso in bilancio.
L’imprenditore, nonostante fosse dal mese di dicembre 2023 nuovamente sottoposto a misura cautelare personale, continuava, mediante l’indicazione nei bilanci di società a lui riconducibili, non realmente operative, di voci contabili per importi miliardari (in euro), a generare – anche sfruttando indebitamente alcune agevolazioni fiscali riconosciute dal Governo nel periodo della pandemia – milioni di crediti di imposta inesistenti, che sono stati in parte utilizzati.
'Le indebite compensazioni, il trasferimento all’estero e la successiva movimentazione delle somme di denaro derivanti dai reati tributari nonché l’accertata sistematica violazione del divieto di comunicazione cui l’imprenditore era tenuto durante gli arresti domiciliari hanno determinato il Tribunale, su richiesta di questa Procura, a disporre l’aggravamento cautelare - fa sapere la Procura -, attesa la necessità di porre fine a condotte criminose che immettono nel tessuto economico crediti di imposta inesistenti attraverso operazioni tossiche'.
Mirandola, noto imprenditore passa dai domicliari al carcere
Indebite compensazioni di crediti inesistenti, omesso versamento Iva e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposta, autoriciclaggio e falso in bilancio
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