In base alla ordinanza del Gip di Catanzaro, Filippo Polistena risulta indagato solamente per truffa alla pubblica amministrazione in concorso con il custode del cimitero della frazione Bivona di Vibo Valentia per non avere effettuato, in quanto titolare dell'impresa funebre omonima, una tumulazione a regola d'arte. I due - si legge nella ordinanza - 'mediante artifizi e raggiri, consistiti nel simulare l'avvenuta tumulazione delle salme nel loculo comunale H22 del cimitero di Bivona nel rispetto delle normative vigenti in materia, in realtà eseguita in violazione del Regolamento di Polizia Mortuaria, poiché la tumulazione veniva realizzata in mattoni forati anziché in mattoni pieni, inducevano in errore il Comune di Vibo Valentia sulla regolarità dell'espletamento della commessa e quindi sulla legittimità della corresponsione del previsto corrispettivo, e procuravanoun ingiusto profitto in favore della agenzia funebre di Polistena Filippo e concomitante danno erariale ai danni del Comune di Vibo Valentia, ammontante a 80 euro'.
Al di là del reato contestato, il nome di Polistena lo fa un pentito.
Nell'ordinanza di 1263 pagine, si legge infatti, che a fare il nome di Polistena sarebbe stato il collaboratore di giustizia Andrea Mantella. Interrogato il 31 agosto 2016, Mantella fece riferimento, 'senza mezzi termini, ai rapporti tra la Ndrangheta e la massoneria' citando una serie di nomi che 'si diceva massoni' e che 'avevano rapporti con la Ndrangheta, nel senso che gli chiedevano dei favori e loro si mettono a disposizione, per ottenere provvedimenti amministrativi e autorizzazioni, favori in ospedale, posti di lavoro...'.
Questo è l'unico punto nelle 1263 pagine in cui riappare il nome dell'imprenditore di onoranze funebri di Mirandola e, al di là di quanto riportato dal pentito e inserito dal Gip nella ordinanza, a Polistena, lo ribadiamo, viene contestata solamente la truffa e nessun altro tipo di reato.
Giuseppe Leonelli



